AI, Social Good e Venture Capital: un’ intervista a Stefano Gurciullo

Continua sul Blog di Nesta Italia il dibattito sull’Intelligenza Artificiale, sui servizi basati su interazione tra cittadini e algoritmi e sulla ricerca di una visione condivisa dell’impatto sociale di queste tecnologie emergenti.

L’abbiamo fatto lanciando la prima call italiana su AI for social good, dopo un lungo percorso di riflessione sul tema che in un recente contributo sul blog di chefare ben sintetizza:

“Come ogni processo di radicale sviluppo tecnologico, il dibattito è alla ricerca di un punto di assestamento. La narrativa mediatica è particolarmente incline ad evidenziare alcune criticità, come la possibilità che i sistemi IA provochino la perdita di posti di lavoro e il timore che l’intelligenza umana venga superata da quella delle macchine.

Una narrativa a cui si contrappongono letture esperte che raccontano le nuove opportunità economiche legate ai processi di innovazione collegate all’IA, a condizione che siano opportunamente accompagnate ad investimenti nell’educazione abbinati ad una netta riforma delle politiche sociali.

Parlare di intelligenza artificiale implica una riflessione molto più profonda della mera introduzione di nuove regolamentazioni e policy capaci di guidare il suo sviluppo verso la produzione di impatti sociali, al di là degli aspetti commerciali.”

Per alimentare questo dibattito Nesta Italia sta tutt’ora proponendo l’intervista ad esperti del settore, con l’obiettivo di raccogliere visioni diverse sull’argomento.

Qualche mese fa a Cristina Pozzi (CEO di Impact School). In questo contributo a Stefano Gurciullo, membro del team di Redstone’s Investment:

 

La posizione che rivesti in un fondo di Venture Capital offre sicuramente un punto di vista privilegiato per l’intercettazione di nuovi trend e delle direzioni di sviluppo delle tecnologie emergenti, cosa hai notato a questo proposito?

L’intelligenza artificiale ha catturato buona parte dell’attenzione del Venture Capital globalmente, con la promessa di rivoluzionare diversi settori attraverso l’automazione. Nonostante nel mondo della tecnologia e della finanza non si parli spesso – perlomeno esplicitamente – di IA for good, è certamente possibile individuare dei trend che avranno un impatto positivo sostanziale nella società. Ne menziono tre. 

  1. Cura degli anziani. Una buona fetta dei Paesi industrializzati è esposta al rischio di una piramide demografica “al rovescio”, definita da un numero crescente di anziani che supera la quantità di forza lavoro. I rischi del fenomeno sono enormi: meno persone in un determinato Paese dovranno produrre abbastanza ricchezza per più persone; maggiori emergenze sanitarie; più senso di solitudine tra gli anziani (con un nucleo familiare sempre più minuto e occupato) e una potenziale rottura di comunità intergenerazionale. Varie nuove startup fanno uso dell’IA per combattere il problema, attraverso compagni virtuali ma intelligenti, o dispositivi che prevengono e prevedono rischi di salute nella terza età. Stati Uniti e Regno unito ospitano le startup del settore più promettenti. 
  2. Cibo e agricoltura. In un mondo con una popolazione crescente e più ricca, la domanda per il cibo aumenta. Al contempo, i lavoratori nel settore diminuiscono. L’intelligenza artificiale nei prossimi anni sarà cruciale per assicurare un futuro con cibo in abbondanza in modo sostenibile. L’IA sotto forma di macchine autonome, software capaci di prevedere rischi ambientali tramite dati meteorologici e sensori avranno un impatto positivo enorme per assicurare un futuro immune alla scarsità di cibo. Il Nord Europa ha specialmente preso le redini in questo trend. 
  3. Lifestyle e benessere. Vivere con uno stile salutare, sia in termini di dieta ed esercizio fisico, è certamente un trend. Ma solo recentemente l’IA sta trasformando il modo in cui vediamo, e gestiamo, il nostro benessere. Servizi come iamYiam combinano dati del DNA dell’utente, informazioni sul suo stile di vita, e studi accademici per creare un programma di benessere personalizzato e olistico. L’impatto positivo nella società, grazie alla prevenzione di problemi di saluta sia fisici che psicofisici, sarà importante. 

Come si posiziona l’Italia dal tuo punto di vista? Vedi differenze con la Germania ad esempio (scetticismo, curiosità, paura, ottimismo..)?

L’Italia ospita alcuni dei più rinomati centri di ricerca e talenti in IA con ampio impatto positivo nella società. Istituzioni come l’ISI di Torino e l’IMT School for Advanced Studies di Lucca sono alcuni esempi, con lavoro che contribuisce a combattere fenomeni più disparati, da epidemie al proliferare di fake news. Il problema, purtroppo, sta nella difficoltà con cui il talento nostrano può convertire il know-how in IA in aziende a maggiore impatto e scalabilità. Il panorama del Venture Capital in Italia presenta ottimi e capaci attori, ma l’ecosistema è ancora piccolo in paragone a Paesi limitrofi come la Germania e la Francia. Ma non ci sono dubbi che con un buon supporto da parte dell’infrastruttura governativa e attori privati la situazione possa migliorerà. 

Scetticismo, curiosità, paura, ottimismo? Direi piuttosto tanto entusiasmo, accompagnato – per chi non è addetto ai lavori – da una dose un po’ più grande del dovuto di ottimismo. L’IA non è magia, ha tante limitazioni che dipendono ancora molto dal suo umano fautore, il maggior dei quali è l’esistenza di bias nei modelli IA. Il governo tedesco ha già messo giù una strategia nazionale dell’IA che tiene conto di questi punti, l’Italia è ancora in lavori in corso su questo fronte.

Nella tua esperienza, quale sarà l’applicazione più promettente di AI for good? Quali saranno i vantaggi per la comunità?

Il bello della tecnologia e dell’innovazione è la sua imprevedibilità. Non farò previsioni, aggiungo ai tre trend promettenti descritti sopra il potenziale dell’IA per la biodiversità e la sostenibilità. Vari progetti già fanno uso di immagini satellitari e algoritmi di machine vision per scovare deforestazione illegale, bracconaggio, inquinamento dei mari e prevenzione di disastri ambientali causati dall’uomo. 

Infine, come la regolamentazione deve intervenire per garantire sicurezza ed equità, senza scoraggiare la sperimentazione e l’adozione di tecnologia IA?

La regolamentazione avrà un ruolo molto importante su vari piani. Uno certamente sarà quello di spronare la stesura di un “codice deontologico” per i creatori di IA. Il codice sarà essenzialmente una serie di good practices per mitigare rischi relativi all’uso di dati sensibili, bias e conseguenze dei modelli nella società. Esistono già documenti del genere adottati da varie figure professionali, sarà importante costituire uno standard internazionale. 

 

Un quadro di sintesi sull’attività di Nesta Italia su AI for social good è disponibile a questo link