Are Smart Cities Broken?

“E al di là della teoria c’è la pratica. Possiamo praticare una politica diversa con queste tecnologie? Possiamo usarle in modi che non si limitino a riprodurre organizzazioni di potere fin troppo familiari?”

(A. Greenfield. 2017) Tecnologie radicali: il progetto della vita quotidiana

Are Smart Cities Broken? Con questo titolo utilizzato in una sessione del Future Fest 2018 di Nesta vogliamo aprire una riflessione che guiderà le attività e i progetti condotti da Nesta Italia nei prossimi mesi per contribuire attivamente alla costruzione delle città e delle comunità del futuro.

Le tecnologie digitali, l’intelligenza artificiale e l’utilizzo dei big data stanno trasformando il modo in cui gestiamo, abitiamo e comprendiamo le nostre città e lo spazio urbano. Nella lunga e controversa discussione sull’utilizzo di queste tecnologie sentiamo di avere un unico dato certo: il potenziale espresso dalle nuove tecnologie è in grado di modificare sensibilmente i nostri comportamenti individuali e collettivi, grazie a una moltitudine di informazioni capaci di produrre nuove tipologie di servizi collettivi.

Allo stesso tempo, stanno dando origine a nuove forme di esclusione, modificando le dinamiche di potere che governi locali, cittadini e aziende private hanno nel governare questi fenomeni. A scontrarsi sono da un lato fenomeni legati ai forti interessi politico-finanziari internazionali e dall’altro la necessità di adeguare servizi e strumenti utili a supportare il capitale umano nella transizione verso una società sempre più digitale.  Tenendo presente i divari e le differenze tra le città, quartieri e popolazioni che li abitano.

Con questo Blogpost di approfondimento cerchiamo di spiegarvi perché pensiamo che sia un tema rilevante, con quali approcci vogliamo contribuire e dove apriremo spazi di discussione con practitioner, policy-maker e cittadinanza.

Perchè?

Quali progetti esprimono soluzioni capaci di coniugare innovazione tecnologica, sviluppo sostenibile di città e quartieri e un processo decisionale aperto e condiviso, e come possiamo garantire che siano in sincronia con l’obiettivo di rendere le città più vivibili?

Come indirizzare, a scala locale, le architetture regolative di big data, machine learning ed intelligenza artificiale? Come affrontare le più ampie implicazioni etiche e sociali degli interventi tecnologici urbani?

Crediamo che occorra costruire un linguaggio nuovo nelle politiche urbane, indirizzato alla creazione di ecosistemi locali capaci di raccogliere le idee e i feedback dei cittadini. Attivando meccanismi di intelligenza collettiva per consentire lo sviluppo di partenariati strategici, facilitando la condivisione di responsabilità tra attori pubblici e privati.

Con quali approcci?

Per raggiungere questi obiettivi le città potrebbero lavorare tre fronti intrecciati: nuovi laboratori di intelligenza collettiva, ecosistemi di supporto alla (digital) social innovation e AI for social good.

Il primo filone di lavoro riguarda gli innovation lab e la messa in pratica dei principi dell’intelligenza collettiva applicata al decision making e al problem setting nelle agende di politiche urbane. Per ricostruire una nuova cultura politica delle decisioni che utilizzi un approccio “emersivo” nella messa a sistema di opportunità e criticità degli attori coinvolti nella ricerca di soluzioni a problematiche complesse come la lotta alla povertà, l’esclusione dai servizi, problematiche ambientali e nell’accesso alle risorse.

Negli ultimi anni, stiamo assistendo alla creazione degli innovation lab (posizionati all’interno e all’esterno dei governi locali e nazionali), con cui una moltitudine di organizzazioni collabora per la sperimentazione di soluzioni volte ad affrontare complesse sfide sociali che gli strumenti di policy tradizionali non riescono a risolvere.

Gli innovation lab sono di diverse forme, a volte definite innovation team, unità o fondi di sperimentazione. Possono differire in dimensione e tipologie ma ripercorrono un preciso modello funzionale volto ad un metodo sperimentale di risoluzione di problemi sociali di interesse generale composto da fasi ben definite:

  • La definizione di problemi chiave, priorità e competenze
  • Lo sviluppo di un’ idea che ha un impatto su aree definite
  • Il test e la prototipazione di una soluzione
  • La promozione di cambiamento sistemico tramite la condivisione di responsabilità

Come “metodi di innovazione” sono disponibili diverse ricerche su diversi tipi di laboratori che hanno funzionato in diversi contesti geografici. Le sperimentazioni hanno acquisito un enorme slancio come mezzo per testare rapidamente e sviluppare a scala a locali progetti capaci di risolvere problemi profondamente radicati nei territori.

Su questo filone il nostro progetto chiave è Il Collective Lab, un laboratorio di innovazione sociale decentralizzato che ha l’obiettivo di attivare una convergenza tra partnership multisettoriali, risorse e competenze locali con il fine di costruire sperimentazioni capaci di declinare il concetto di inclusione in soluzioni concrete. Il Laboratorio lavora, coordinato da Nesta Italia, attraverso nodi locali urbani che riuniscono attori pubblici, privati, organizzazioni della società civile al fine di creare cluster di expertise in aree strategiche rispetto alle quali abbiamo rilevato una particolare ricchezza di pratiche innovative.

Il secondo filone riguarda la creazione di ecosistemi e iniziative imprenditoriali capaci di innescare processi di innovazione sociale con un forte attenzione alla dimensione digitale. Aspetto che in Italia è sicuramente critico rispetto alle dotazioni, agli squilibri tra contesti regionali e alle performance generali in termini di capitale umano, tema che stiamo approfondendo e su cui stiamo lavorando.

Su questo filone ci colleghiamo alle evidenze prodotte negli anni dal gruppo di lavoro di Nesta sugli ecosistemi di Digital Social Innovation (DSI). Le tecnologie digitali sono particolarmente adatte per aiutare l’azione civica: mobilitando comunità, condividendo risorse e distribuendo potere. A partire dal rapporto sugli ecosistemi DSI in Europa è stato osservato come un crescente movimento di imprenditori tecnologici e innovatori nella società civile sta sviluppando stimolanti soluzioni digitali per affrontare grandi sfide sociali.  Questi vanno dai social network per coloro che necessitano di assistenza da malattie croniche, alle piattaforme online per la partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche e dei bilanci comunali, all’utilizzo di dati aperti per creare maggiore trasparenza sulla spesa pubblica.

Pensiamo che per potenziare questi tipi di esperienze basate sulla DSI è necessaria la costruzione di ecosistemi locali per la diffusione di architetture democratiche nella gestione dei dati, riducendo le barriere all’accesso e costruendo spazi piattaforma che rendano possibile la sperimentazione e la formazione di operatori e cittadini.

Questo aspetto è necessario alla costruzione di un quadro comune per il design di nuovi servizi ad impatto sociale:  nuovi protocolli, standard, regole fornite da processi governati collettivamente e basati sulla partecipazioni di attori con interessi plurali. La diffusione di nuovi strumenti per allocare risorse finanziarie (come il crowdfunding, challenges e call for ideas) è allo stesso tempo utile per crescere la diffusione degli ecosistemi locali, così come il supporto ai luoghi dell’innovazione aperta: community hub, fablab, makerspace.

Tra i programmi che ci vedono impegnati nel contributo a costruire questi ecosistemi, Torino Social Impact offre interessanti spunti di riflessione sia sulla visione, che sul processo e le linee d’azione.  Il programma intende sostenere azioni volte alla costruzione dell’ecosistema torinese di imprese ad impatto sociale, sostenendone la rappresentazione e la promozione di un’identità comune. Costruendo un laboratorio di sperimentazione di iniziative basate su partnership tra pubblico e privato con vocazione tech-intensive, capaci di sfruttare le potenzialità della finanza ad impatto e misurare gli effetti sociali desiderati e indesiderati.

Il terzo filone riguarda la discussione e l’emersione di pratiche riguardanti l’Intelligenza Artificiale al fine di migliorare la qualità della vita dei contesti urbani e delle comunità che, in un futuro prossimo, ne potranno beneficiare. Appartengono a questo filone i nuovi strumenti capaci di migliorare la performance degli edifici e delle reti infrastrutturali, oltre ai diversi interazioni intelligenti tra i sistemi di approvvigionamento di risorse come acqua ed energia a scala locale.

Al di là del funzionamento tecnico dei processi basati su queste emerging tech, occorre costruire meccanismi locali di responsabilità sull’utilizzo e la regolazione degli algoritmi e nella gestione dei dati. Un tema che allo stato attuale è quasi esclusivamente in mano agli ingegneri che progettano le soluzioni di IA, con un’evidente necessità di creare “domini pubblici” utili alla gestione a scala locale degli impatti che le tecnologie basate sull’IA propongono. Tra in nostri riferimenti, il progetto Decode di Nesta è alla ricerca di soluzioni per assicurare la sicurezza nella gestione dei dati per assicurare una “giusta” condivisione di informazioni per scopi utili all’interesse generale.

Tra le nostra attività, la ricerca di soluzioni di intelligenza artificiale ad impatto sociale ha avuto inizio con la call for visionary ideas, nata con l’idea di ricercare idee valide da sperimentare a scala locale. Tra le diverse idee vincitrici possiamo sicuramente menzionare Kimap, un algoritmo capace tramite la mappatura dello spazio indoor e outdoor di ricercare percorsi accessibili a soggetti con disabilità motoria, con l’obiettivo di agevolare gli spostamenti. Lo scopo è quello di generare e rilasciare dati affidabili e continuamente aggiornati sulla qualità delle strade e dei marciapiedi in ambito urbano.

Dove ne discuteremo?

Il 16 Marzo, durante la Milano Digital Week per un evento aperto su Intelligenza Artificiale & Comunità del futuro. Al Cefriel di Viale Sarca, 226 dalle ore 9,30.

Il programma del mattino alternerà inspirational talk a dibattiti su possibili applicazioni di IA in Italia, con una discussione approfondita sulle frontiere della ricerca nel nostro ambito di interesse. Nel pomeriggio organizzeremo un workshop tematico per spiegare l’intelligenza artificiale ai non addetti ai lavori. Il workshop sarà gratuito e aperto fino a esaurimento posti, coordinato da Nesta Italia.

Dal 27 al 29 Marzo a Firenze si terrà l’Economic Development Forum meeting di Eurocities, network delle principali amministrazioni cittadine europee.

Durante l’incontro a Nesta Italia è stato affidato, all’interno del Innovation City Lab, il coordinamento del gruppo “How can the technological sector (Civic-tech, Industry 4.0, Software developers) contribute to a local innovation ecosystem”. Obiettivo: Scrivere le linee guida per un’agenda della nuova commissione europea sulla cooperazione tra autorità locali e industrie tech, al fine di sostenere gli ecosistemi di innovazione.

Il 12 e 13 aprile 2019 al Nuove Pratiche Festival (presso i Cantieri Culturali Zisa di Palermo) dove cureremo un panel che avrà l’obiettivo di discutere il ruolo delle organizzazioni cittadine nel contribuire ad uno sviluppo urbano inclusivo e sostenibile, con testimonianze provenienti da tutta europa.