Arte e cultura: evoluzioni e nuove sfide

17 aprile, 2018

Quali sono le risorse, i bisogni e i problemi di un settore che smuove, solo in Italia, più di 250 miliardi di euro all’anno, in perenne cambiamento e capace di mobilitare e dar nuova forma a luoghi e comunità?

Il nostro interesse nel settore artistico e culturale, dal potenziale pressoché illimitato, poggia sulle solide fondamenta costruite da Nesta grazie al suo impegno ventennale nel Regno Unito, dove le industrie creative sono aumentate in media dell’11%, il doppio della crescita di qualsiasi altro settore. Nel 2014, Il Governo britannico ha recepito gli accorgimenti suggeriti da Nesta accettando la definizione di ‘creative intensity’,un metro di valutazione innovativo che misura il tasso di creatività in ogni tipo di professione.

Le imprese creative sono in crescita: anche in Italia, nel 2017 si parla del 1.8% in più rispetto all’anno precedente. Ma quale sarà il loro ruolo nei prossimi 10-15 anni? Una ricerca pubblicata da Nesta lo scorso anno in partnership con Pearson e Oxford Martin School (The Future of Skills: Employment in 2030) sulle competenze richieste nelle professioni del 2030, sottolinea l’importanza delle competenze creative nelle professioni degli anni a venire. Professioni quali fotografi, audio-visivi, designer grafici, archivisti e curatori, musicisti, architetti, produttori e direttori artistici, web designer, ballerini e coreografi e così via, vedranno una crescita stimata del 60-70%.

Questi dati acquistano ulteriore importanza  se consideriamo che, secondo lo studio, soltanto l’8% dei lavoratori svolgono un’occupazione con alta probabilità di crescita nei prossimi 10-15 anni, contro un 21% di forza lavoro che è occupata in professioni che subiranno una flessione notevole. Oltre alle competenze creative, i lavori del futuro richiederanno sempre più capacità interpersonali, cognitive di alto livello e di sistema. In generale sarà sempre più richiesta la capacità di combinare conoscenze cross-settoriali e di sistema con competenze specifiche. Nesta riconosce questa necessità e già da alcuni anni svolge un ruolo attivo nella promozione dello ‘STEAM movement’ per l’inclusione dell’Arte nelle materie base di studio della scuola secondaria e dell’università. STEAM è una definizione più estesa di STEM (Science, Technology, Engineering, and Maths) che include e riconosce l’Arte come una delle materie chiave per lo sviluppo di nuove professionalità nel settore artistico e culturale.

Mentre il Governo italiano ha recentemente fatto i primi passi per il riconoscimento della produttività del settore introducendo la qualifica giuridica di “Impresa culturale e creativa”, Nesta Italia, muove i primi passi nella consapevolezza di trovarsi a contatto con un ecosistema liquido e multiforme, in perenne evoluzione. La combinazione tra il capitale culturale e creativo e le nuove tecnologie, l’interdipendenza di queste entità e la nascita di nuove istituzioni culturali decentralizzate e alla ricerca di una propria identità, ha aperto una nuova era di sviluppo della cultura come pratica condivisa nella quale le connessioni, gli scambi e le contaminazioni creano scenari inediti e nuovi bisogni.

L’esperienza di ricerca e sperimentazione di Nesta UK nell’ambito dell’industria culturale e creativa è la pietra angolare su cui Nesta Italia intende costruire la sua progettazione in questo settore, come sempre orientata alla collaborazione con gli attori già attivi su scala locale e nazionale, nel rispetto delle peculiarità territoriali.

L’umanistica digitale, paradigma strumentale allo studio del settore culturale attraverso strumenti tecnologici, ha conquistato negli ultimi anni uno spazio sempre più importante divenendo un vero e proprio movimento che vede la fusione tra l’ecosistema culturale e creativo e il mondo delle tecnologie digitali. Queste ultime sono diventate un fattore determinante per ripensare il concetto di bene culturale come fulcro di progetti partecipativi ad alto impatto sociale e tasso di innovazione, reinterpretando l’essenza stessa della creatività come vero e proprio aggregatore sociale.

Nel rispetto dei principi che ci hanno sempre caratterizzato e che ci stanno particolarmente a cuore, metteremo in campo la nostra expertise, come sempre in partnership con il ricchissimo panorama di attori che già operano nel settore creativo e culturale; cercando in primo luogo di:

  • Applicare metodologie di ricerca e sperimentazione fluide e interdisciplinari. Grazie alla progressiva digitalizzazione dei beni culturali e l’utilizzo degli open data, vengono facilitate le modalità di accesso e condivisione, con ricadute positive sul dialogo e la contaminazione culturale: è in costante ascesa l’utilizzo di strumenti propri di questo settore per favorire l’inclusione e l’integrazione dei migranti e/o di fasce della popolazione a rischio esclusione sociale.
  • Creare nuovi spazi (fisici e virtuali) per lo sviluppo di competenze creative, indispensabili in un mercato del lavoro in costante crescita ed evoluzione. E’ ormai indispensabile formare nuove figure professionali con competenze trasversali, capaci di pensare alla cultura come un organismo mutevole e resiliente.
  • Supportare la crescita di progetti imprenditoriali replicabili e facilmente scalabili che possano contribuire allo scioglimento della dipendenza del settore dell’impresa culturale dai contributi pubblici, aprendo la strada verso la sostenibilità economica del settore culturale.

Oggi come non mai, l’innovazione culturale, non può vivere nell’ombra della rivoluzione digitale in corso: è necessario trovare il coraggio di condurre nuove sperimentazioni (e, se il caso, fallire), testare nuovi canali di finanziamento della creatività e adottare nuove prospettive che non temano la classificazione della cultura come industria e legittimo indotto economico.