Nesta Italia e le comunità del futuro: nuove metodologie per l’innovazione sociale

7 febbraio, 2019

Con il nuovo anno Nesta Italia inaugura un percorso sperimentale che tratta un tema strategico per il futuro della fondazione, quello delle comunità del futuro.

Abbiamo deciso di intraprendere questa strada inaugurando le attività un laboratorio di innovazione decentralizzato (sul modello degli innovation lab) per la sperimentazione di pratiche di inclusione in diversi contesti urbani del Paese. Fino ad oggi, le amministrazioni pubbliche sono stati i principali provider dei servizi essenziali con cui i cittadini hanno potuto vivere bene nelle città. Ma sappiamo che le comunità del futuro si avvarranno sempre di più di patti di collaborazione per acquisire risorse capaci di fornire nuovi servizi e nuove soluzioni ai problemi che minano la convivenza e la qualità della vita nelle società urbane.

Come da tradizione, Nesta Italia non lavora da sola, ma si avvale della collaborazione di una serie di attori già attivi sui territori di 4 diverse città italiane, contraddistinti da un’attività di promozione di cambiamento sistemico che guarda alla necessità di innovare le organizzazioni e ri-combinare creativamente le risorse materiali ed immateriali che le città concentrano.

Ne parla nel dettaglio Federica Fulghesu nel Blogpost di presentazione del progetto.

A partire da questo lancio Nesta Italia decide di intraprendere un percorso già fortemente connaturato alla missione con cui è stata lanciata: immaginare le comunità del futuro come strumento di inclusione nelle grandi sfide sociali che ci attendono. Sfide a cui i contesti locali e le comunità dovranno rispondere attivando soluzioni capaci di abbinare intelligenza umana, macchine e tecnologie emergenti.

Un percorso che, oltre al laboratorio decentralizzato, intendiamo percorrere da diversi fronti: sul tema della salute, affermando il paradigma della salute collaborativa, sul tema delle tecnologie emergenti con il filone di lavoro su AI, blockchain e tech for good sul tema dell’istruzione con il prossimo lancio di making the most sul ruolo della tecnologia nel rivoluzionare i contesti educativi.

Questi sono solo alcuni dei “filoni di lavoro” che in dinamica evoluzione stiamo percorrendo a cavallo tra ricerca e sperimentazione, rimanendo aperti all’interazione con una serie di attori nazionali ed internazionali con cui stiamo collaborando in una logica di innovazione aperta.

Lo stiamo facendo perché crediamo che tramite nuovi modelli di innovazione possiamo promuovere un cambiamento dal basso nei settori e nelle politiche che nel nostro Paese hanno più bisogno di una spinta in termini di inclusione e sperimentazione.

Per farlo occorre promuovere un nuovo linguaggio in modo da  aumentare quanto più possibile la nostra platea di interlocutori e potenziali partner.

La visione che abbiamo sulle comunità del futuro è nell’apertura e lo scambio aperto fra reti organizzative: istituzioni, imprese profit, imprese sociali, scuole, università e istituti di ricerca, una combinazione che vede nella diversità l’efficacia e nell’inclusione un’ opportunità prima che un obiettivo.

È un approccio che cerca l’adozione sistematica delle partnership nel processo di innovazione piuttosto che nel ricorrere a strutture interne di ricerca e sviluppo come nel modello classico di innovazione.

Un modello che vede nell’apertura la giusta strategia per condividere le responsabilità tra gli attori coinvolti. Per innescare questi processi il nostro Laboratorio si articolerà secondo una visione ben precisa nelle metodologie adottate:

  1. Orchestrando formalmente i flussi di conoscenza prodotti nelle fasi di ricerca e sperimentazione, ricercando evidenze chiare verso tutti gli attori coinvolti: senza una comprensione condivisa di risorse e opportunità e una comune definizione del problem setting non è possibile apprendere dagli errori (fondamentali nella sperimentazione) e sviluppare il potenziale dei processi di innovazione.
  2. Costruendo piattaforme di collaborazione strutturate – orchestrando una  comunità online insieme a riunioni e workshop offline, in modo che i gruppi di lavoro multi-organizzativi possano operare in modo efficiente.
  3. Nello sviluppo dei progetti collegare i partenariati alle agende governative e delle organizzazioni nazionali ed internazionali, partecipando attivamente alla definizione delle politiche, restituendo un chiaro ruolo di responsabilità ai rappresentanti di istituzioni pubbliche e private. Col fine di accelerare l’impatto nelle azione e nei risultati, utilizzando idealmente il potere trainante dei Primi Ministri, ministri, amministratori delegati e delegati delle istituzioni internazionali.
  4. Individuare impatti diretti, indiretti e potenziali dei processi di innovazione per chiarire i beneficiari, descrivendo l’accountability degli investimenti e le relative responsabilità. Per valutare l’impatto sociale in molti settori in cui i processi di innovazione sociale occorre riconsiderare la rilevanza di variegati esiti territoriali che escono dalla sfera propriamente settoriale sfociando in quelli che vengono chiamati spillover effects, ovvero gli impatti che potrebbero interessare ambiti diversi rispetto a quello da cui sono originati.

L’obiettivo finale è dunque la promozione di un cambiamento sistemico nelle comunità del futuro come sintesi di un processo di ricerca-azione, di confronti aperti (open innovation) e di investimenti nella sperimentazione. Una nuova metodologia che oltre a ri-combinare input e output nella produzione di sviluppo sostenibile e innovazione, sia capace di intensificare relazioni, ridefinendo permanentemente perimetri, responsabilità̀ e competenze.