Fare Scuola da casa si può, se insieme

19 marzo, 2020

La situazione che stiamo vivendo mostra una Scuola che consegna temporaneamente la gestione dell’apprendimento alle famiglie italiane non senza difficoltà e fatiche. 

“Chi semina raccoglie” è un proverbio di cui non si conosce l’autore, ma che in questi giorni rappresenta un dato di fatto per molti attori del terzo settore italiano operanti nel campo dell’istruzione. Operatori ed educatori che oggi si rivelano ancor più  di fondamentale importanza per supportare, anche solo virtualmente, il passaggio di consegna che i genitori sono chiamati ad affrontare. 

 

Le famiglie imparano a collaborare con la Scuola grazie al supporto degli operatori del terzo settore

Ne abbiamo parlato con Domenica Pagano, portavoce dell’Associazione di Genitori Bal.ga.sar dell’Istituto comprensivo Centro Storico, fondata nel Sestiere della Maddalena, il quartiere che ha subito i più grandi cambiamenti storico-sociali ed urbanistici della città di Genova.

L’Ente da molti anni sostiene il lavoro della scuola condividendo e supportando i temi di interculturalità, solidarietà sociale, provando a rispondere con tutti i mezzi disponibili a prevenire la devianza minorile e la dispersione scolastica, favorendo aggregazione sociale, incontro e scambio tra scuola, famiglie e territorio. In qualità di genitore e operatrice sociale, ci ha raccontato di come le tecnologie stanno supportando la didattica in questo momento complesso e che gli insegnanti, chi con più, chi con meno entusiasmo,  si stanno impegnando ad utilizzarle. 

Registro elettronico, materiale didattico inviato agli studenti, lezioni virtuali, strumenti utili che richiedono, tuttavia, una serie di competenze metodologico-didattiche che le famiglie non sempre  possono mettere a disposizione. A tal proposito, infatti, i genitori si sono sono organizzati in modi diversi, innanzitutto attraverso chat e gruppi virtuali:

 Grazie alla tecnologia abbiamo gestito il panico iniziale, non ci sono stati disallineamenti e siamo arrivati nelle case di tutti i genitori, anche quelli più difficili da raggiungere per varie motivazioni, come le famiglie con background migratorio; poi abbiamo attivato uno sportello telefonico con il quale daremo assistenza più diretta alle famiglie, ad esempio per compilare il bonus famiglia dal 16 marzo in poi.

Stiamo cercando di capire come la tecnologia ci sta aiutando senza lasciare indietro chi, come genitore, non ce la fa. Le relazioni costruite in questi anni ci stanno aiutando a rimanere al loro fianco.

 

A Bal.ga.sar si sono dati da fare e in collaborazione con l’Associazione il Ce.Sto hanno aperto una web radio e una pagina Facebook dove postare le dirette per raggiungere proprio tutti.

 

Contrastare le diseguaglianze grazie ad esperienze innovative

La preoccupazione maggiore però è generata  da quelle famiglie in cui permangono fragilità sociali ed economiche.Secondo i dati raccolti da Save the Children nel 2019, più di 1 famiglia con minori su 10 (l’11,3% del totale) vive in condizioni di povertà assoluta; tra i 750 mila nuclei monogenitoriali, circa il 17% è in povertà assoluta ed è in questa condizione anche quasi 1 famiglia su 3 (31%) tra quelle in cui entrambi i genitori hanno origine migratoria. Il 20% delle  famiglie con minori è in condizioni di povertà relativa. Oggi sono 1.260.000 i minorenni in Italia che vivono in stato di povertà assoluta.

In un recente articolo apparso su Vita.it  si legge di come le reti Investing in Children e Alleanza per l’Infanzia si siano già mobilitate per chiedere al Governo e agli attori chiave del mondo della Scuola di assegnare insegnanti ed educatori sociali per i minori in situazioni di povertà educativa, garantendo dispositivi digitali e connessione a internet. 

In questo scenario si fa fatica a contare sulle competenze dei genitori e occorre non cessare il supporto alle famiglie più fragili, ma non solo. Domenica Pagano spiega che senza il lavoro di anni di cura delle relazioni tra scuola e famiglia, oggi non si sarebbe potuto organizzare in poco tempo un supporto adeguato. La Scuola in alcuni casi è in ritardo nell’uso della tecnologia per la didattica, in particolare per quanto riguarda  le competenze digitali degli insegnanti.

 

L’importanza delle comunità educanti

L’esperienza di questa emergenza ci invita a rinnovare le raccomandazioni: è vincente investire nel rafforzamento delle competenze delle comunità educanti, le uniche in grado di dimostrare forza strutturale per reggere. Non basta quindi trasferire tutta l’attenzione solo su tecnologia e didattica e delegare nuovamente l’educazione dei minori alla telescuola, ma è necessario crescere insieme (scuola – operatori – genitori e figli) e fare tesoro delle potenzialità dei nuovi dispositivi introdotti.

Come possiamo fare in modo che il tempo sospeso non vada perduto, con quali strumenti possiamo arrivare a tutti e non corrodere il diritto allo studio di centinaia di bambini e ragazzi? 

E’ tempo di farci ispirare da iniziative spontanee quali Incontrarsi per casalezionisulsofa.it#LibrisSimo | Lettura ad alta voce via web, di chiedere una maggiore stretta della comunità educante per contaminare e consolidare l’energia buona, quella tra famiglie, educatori e insegnanti, anche nelle famiglie più fragili.

Sarà un anno scolastico mai visto prima, un punto di ripartenza di nuovi scenari pedagogici e di nuove alleanze che ci auguriamo siano “semi per un buon raccolto”.