Sfide e opportunità. Il potenziale sociale del settore artistico, culturale e creativo in Italia

4 settembre, 2018

Quali sono i bisogni del settore artistico, culturale e creativo in Italia?

Alcune riflessioni emerse da Matera e il lancio del nostro survey Fu/iNDING CULTURE rivolto agli innovatori culturali.

Venerdì scorso a Matera, nell’ambito della Summer School di Rena 2018 di cui siamo partner, abbiamo organizzato una sessione dal titolo Fu/iNDING CULTURE durante la quale abbiamo lanciato il nostro survey mirato a capire i bisogni delle organizzazioni artistiche e culturali in Italia. Abbiamo invitato Jane Costello, Director Programmes Italy al British Council, Seva Phillips, Fund Manager a Nesta e Emmanuele Curti, docente dell’Università della Basilicata e rappresentante di Matera 2019 in una discussione con Nesta Italia, rappresentata da Simona Bielli e Marco Zappalorto. L’interessante confronto ha fatto emergere alcuni aspetti interessanti del settore dell’arte e della cultura in Italia. Chi sono queste organizzazioni artistiche e culturali e quali sono i loro bisogni?

Questo panel è parte di un lungo percorso di scoperta e analisi dell’ecosistema che abbiamo iniziato mesi fa con il nostro arrivo in Italia. In linea con il nostro approccio di lavoro, che è quello di imparare dal territorio per supportare al meglio gli innovatori e accrescere l’impatto delle loro iniziative su individui e comunità, abbiamo avviato conversazioni con hub culturali, operatori, investitori, Fondazioni, incubatori ecc. e abbiamo capito che:

–       esistono molte iniziative innovative in ambito artistico e culturale promosse da organizzazioni piccole o di medie dimensione che non hanno le risorse adeguate per garantire la sostenibilità dei propri progetti. Il modello di business molto spesso fa affidamento a donazioni e investimenti a fondo perduto che in Italia sono in gran parte offerti da Fondazioni bancarie non equamente distribuite sul territorio. Nel sud Italia e centro prevalgono i grants pubblici, ma sono comunque insufficienti o incapaci di supportare progetti di valore in modo continuativo. Questo incide sulla capacità di creare impatto nel lungo periodo. D’altro canto, osserviamo che l’offerta di investimenti a fondo perduto dedicati a progetti culturali si presta a incentivare meccanismi di assistenzialismo, anche quando si potrebbero sperimentare modelli di business mirati a garantire la sostenibilità

–        teatri, musei e gallerie, che hanno maggiore capacità di spesa, tendono a limitare i rischi, producendo cultura e arte secondo logiche molto tradizionali. Tecnologia, nuovi modelli di business, innovazione di contenuti sono solo alcuni degli strumenti possibili,  non ancora esplorati da molti.

Che cosa abbiamo imparato dallo scambio avvenuto a Matera, capitale della cultura 2019?

Seva ci ha parlato del modello dell’Arts Impact Fund che è stato sperimentato da Nesta a Londra per promuovere l’imprenditorialità e la resilienza delle organizzazioni culturali e artistiche attraverso la concessione di prestiti rimborsabili a sostegno di progetti che possano garantire ritorni artistici, finanziari e sociali su un periodo di 3-5 anni. Questo tipo di promettente iniziativa, che ha ispirato il progetto italiano di finanza rimborsabile che lanceremo il prossimo anno, non vuole sostituire i grants concessi dal governo (es. Arts Impact Fund), ma si vuole affiancare a meccanismi di grant making puro. Come è emerso dalla conversazione con gli altri relatori, il valore inestimabile di arte e cultura non può essere guidato da logiche economiche e di ritorno dell’investimento. Tuttavia esistono modelli di business che permettono di promuovere impatto in modo sostenibile ed è questo comportamento che intendiamo stimolare. Quei progetti che per loro natura, e per la missione sociale che svolgono, non possono entrare in una logica di sostenibilità, continueranno ad essere supportati da forme più tradizionali. Jane ha sottolineato il crescente interesse verso progetti culturali che pongono l’attenzione sull’aspetto dell’inclusività e ha notato una particolare vivacità delle industrie creative in Italia, specialmente in questo ultimo anno. Emmanuele Curti, che ha ripercorso la storia di Matera dagli anni 30 ad oggi, ci ha parlato del rischio di rimanere ancorati al passato e alla storia di una città, senza sapersi adattare ad un contesto che cambia. E’ importante per le città  saper costruire una propria identità che risponda alle sfide odierne; che sappia guardare al futuro con modelli nuovi, innovativi, che non solo preservi la storia, ma che ne crei una nuova.

Su cosa stiamo lavorando?

Dopo mesi di attività, analisi e continui confronti, vediamo un’opportunità nell’educare ad un approccio imprenditoriale che sperimenti nuovi modelli di business che possano garantire la sostenibilità di progetti innovativi. Il nostro obiettivo è quello di stimolare un mindset più volto alla sostenibilità senza trascurare l’impatto positivo su individui e comunità, specialmente per quelle organizzazioni più piccole e di incoraggiare organizzazioni più consolidate, come i musei ad esempio, a sperimentarsi in soluzioni più innovative che utilizzino o meno la tecnologia per raggiungere nuove audiences, promuovere valore sociale ed essere più inclusive. Il progetto Fu/iNDING culture, un pilota che intendiamo lanciare nella primavera del 2019, ci permetterà di raggiungere questo scopo.

Come potete aiutarci?

Per poter implementare al meglio il progetto, vogliamo sapere dalle organizzazioni artistiche e culturali quali sono gli ostacoli che hanno incontrato nel promuovere progetti ad impatto sociale. Abbiamo così pensato di lanciare un survey per raccogliere quante più informazioni possibili.

Il survey è disponibile qui e rimarrà aperto fino a fine ottobre.

Offrendoci la tua esperienza ci aiuterai a capire il settore e a strutturare al meglio il progetto Fu/iNDING culture che lanceremo la prossima primavera con il fine di contribuire allo sviluppo economico e sociale del settore artistico, culturale e creativo in Italia.

 

Ph. CC-BY M.Fortini