Tra educazione e digitale in Italia: criticità e opportunità di innovazione

17 dicembre, 2018

Con questo approfondimento vogliamo osservare le criticità e opportunità che emergono da una lettura di dati sulle caratteristiche dell’educazione in Italia, sulle competenze digitali e relative disuguaglianze presenti nel Paese. Un tema molto importante per favorire le condizioni di crescita di investimenti nel settore e la competitività del nostro territorio e per l’individuazione dei temi chiave che programmi di sperimentazione in questo campo potrebbero affrontare.

Un quadro analitico che intendiamo sviluppare al fine di promuovere un dibattito aperto sull’innovazione e il cambiamento, esito dell’inclusione di soggetti plurali: attori pubblici, fondazioni e leader di programmi di innovazione ma soprattutto le scuole e gli studenti.

 

Il contesto Italiano e le sue disparità

Nell’ultima valutazione PISA (2015), la performance dell’Italia è rimasta invariata, al di sotto della media OCSE, ma è migliorata nella formazione matematica (intorno alla media), con una quota inferiore di high performers in ambito scientifico (4,1% in Italia, rispetto alla media OCSE del 7,7%). Sempre i dati PISA 2015, ci raccontano di una differenza di punteggio tra ragazzi e ragazze nelle materie scientifiche, un gap in aumento dal 2006 che registra valori tra i più alti dei Paesi partecipanti al PISA 2015 (una differenza tra generi di 17 punti, rispetto alla media di 4).

Secondo l’ultimo rapporto “Education Policy Outlook“, il ritorno degli investimenti nell’istruzione superiore è uno dei più bassi: i laureati con diploma universitario raggiungono ritorni sull’investimento in media del 40% superiori rispetto ai diplomati, 20 punti in meno rispetto al 60% i della media OCSE.

Altri dati della valutazione PISA evidenziano come fino al 2015 sono state registrate evidenti disparità regionali relative alle opportunità di accesso ad istruzione secondaria, post-secondaria (ie corsi tecnici post-diploma di specializzazione) e terziaria (ie università). Se in regioni come la Puglia registriamo dati come il 48,4%, nella Provincia Autonoma di Trento la percentuale sale al 69,7% con un distacco di 21,3 punti percentuali.

L’ultimo “Rapporto Censis sulla situazione del Paese” mostra come le poche opportunità fornite da alcuni territori spingono i giovani del sud ad ’intraprendere sempre più spesso i loro studi terziari nelle regioni del centro e del nord. Ci sono 172 mila studenti meridionali che intraprendono corsi di studio nelle università del Centro Nord (l’11% del totale), contrapposti ai 17 mila che fanno il percorso contrario. Il bilancio netto di questo trend è particolarmente negativo per Puglia (-35mila studenti), Sicilia (-33mila) e Calabria (-23mila).

Educazione digitale, lavoro e crescita

Secondo l’indagine sulle competenze degli adulti, i punteggi della popolazione italiana sono in “sofferenza” rispetto alla media OCSE. La disoccupazione è superiore alla media e i giovani di tutti i livelli di istruzione e di abilità possono avere difficoltà ad accedere al mercato del lavoro con importanti problemi legati alla mancanza di competenze digitali e all’educazione informatica. Secondo le stime dell’Osservatorio sulle competenze digitali, le aziende italiane sono pronte ad offrire un lavoro a 469 mila tecnici, super esperti e laureati in materie Science, Technology, Engineering and Mathematics STEM. L’attuale offerta formativa, tuttavia, non sarà in grado di soddisfare le esigenze del mondo del lavoro (anche oggi, il 33% della professionalità tecnica richiesta dalle aziende è risultata “non rintracciabile”), con possibilità di incrementare in futuro le disparità tra territori, famiglie e studenti.  Ciò è anche in parte dovuto al fenomeno della fuga dei cervelli come conseguenza di una sottoutilizzazione delle competenze disponibili, di una maggiore emigrazione dei diplomati dell’istruzione superiore negli ultimi anni, unita a una minore immigrazione di diplomati altamente qualificati e qualificati, che potrebbero ostacolare la competitività dell’Italia. In una prospettiva regionale questo è più rilevante nelle regioni meridionali: negli ultimi 16 anni, i dati Svimez raccontano di un esodo di un milione e 883 mila residenti che hanno lasciato il “Mezzogiorno”, metà dei quali sono giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto con almeno un laureato. Il 16% si è stabilito all’estero, due milioni di questi (800.000) non sono tornati nelle loro regioni d’origine.

Secondo l’indice Digital Economy and Society (DESI), l’Italia è al 25 ° posto tra i 28 stati membri dell’Unione Europea con un indice di digitalizzazione (strutturato in connettività, competenze digitali di base, uso di Internet e digitalizzazione di aziende e pubblica amministrazione) di 44,3 (Figura 1). Un aumento di quasi 3 punti rispetto al 2017 ancora lontano di quasi 30 punti rispetto al primo posto nella classifica, occupata dalla Danimarca con il suo 73,7. Come è emerso anche dall’indagine ISTAT “Cittadini, imprese e TIC” del 2017, oltre la metà delle famiglie non ha accesso a Internet da casa, indicando come “la mancanza di competenze digitali” il motivo principale per non utilizzare Internet: il 25,3% non lo considera uno strumento utile e interessante e il 16,2% fornisce ragioni finanziarie legate all’alto costo della connessione e degli strumenti. D’altra parte, pochissime famiglie indicano le ragioni della protezione della privacy (2,4%) o la mancanza di disponibilità di una connessione a banda larga (2,9%).

 

Figura 1. Punteggio DESI 2018 tra UE28. Fonte: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi

Tornando al tema dell’educazione e del capitale umano (che include inclusione e competenze digitali) per il 2018, i dati DESI mostrano che l’Italia è scivolata ulteriormente verso il fondo della classifica, passando dal 24 ° al 25 ° posto. Il numero di utenti Internet è stabile, il numero di specialisti ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) è in aumento e i laureati in discipline scientifiche STEM stanno diminuendo. Nel complesso, i dati mostrano un’italia debole per la mancanza di una strategia globale volta a migliorare le competenze digitali della popolazione. Ancora leggendo il rapporto dell’Osservatorio sulle competenze digitali 2018 emergono dati relativi alle disparità regionali, rispetto al Digital Skill Rate (DSR) che mostra distintamente la distribuzione non uniforme della diffusione delle competenze digitali nel sud Italia (figura 2). Il Digital Skill Rate è l’osservazione della pervasività delle competenze digitali nelle professioni non ICT (ISCO), in termini di frequenza e rilevanza delle competenze digitali presenti al suo interno. Lo scopo del DSR è la misurazione della pervasività delle competenze digitali nelle singole professioni come emerge dall’indagine sul mercato del lavoro.

Figure 2. DSR per regione. Fonte: Agenzia per l’Italia Digitale, 2018

 

Scale e responsabilità diverse ma approcci comuni: alcuni esempi

Alla base dei dati presentati, abbiamo osservato alcune azioni e iniziative pubbliche e private che cercano di invertire la tendenza negativa in cui è coinvolta l’Italia agendo concretamente sull’acquisizione di competenze, la crescita dell’occupazione e l’accesso all’educazione.

Nel settore pubblico, abbiamo osservato nella stagione precedente l’esperienza del governo regionale della Puglia, che ha impiegato i fondi della programmazione europea per la sperimentazione di progettualità sperimentale dei giovani pugliesi, con una forte attenzione agli spazi, all’apprendimento informale tra pari, all’impatto territoriale delle iniziative. Nell’ultima legislatura tramite il programma PIN sono stati finanziati i progetti imprenditoriali innovativi ad alto potenziale di sviluppo locale e con buone prospettive di consolidamento sui temi dell’innovazione tecnologica e sociale, rafforzando le proprie competenze. Indirizzato ai gruppi informali di almeno due giovani residenti in Puglia, di età compresa tra i 18 e i 35 anni che hanno avuto idee imprenditoriali innovative.

Tra quelli promossi dalla filantropia, il progetto Riconnessioni di Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo sembra il più interessante dato l’approccio olistico e la ricerca di “empowerment” dal basso da parte di studenti e insegnanti nelle scuole. Il programma Riconnessioni mira a portare il cambiamento sistemico nelle scuole primarie e secondarie inferiori, accompagnandole attraverso processi di innovazione tecnologica, organizzativa e educativa. Insegnanti, studenti e genitori si uniscono a una comunità forte e stabile per diventare potenti agenti di cambiamento sociale nelle scuole; La Fondazione offre formazione e responsabilizzazione basate sull’insegnamento dell’informatica e le competenze digitali. Firmando un accordo sull’innovazione educativa, le scuole che aderiscono al programma diventano parte di un processo di trasformazione in 4 fasi, che consiste negli investimenti in attrezzature tecnologiche e “software” delle scuole, formazione degli strumenti digitali per gli insegnanti e introduzione di nuove pedagogie nell’insegnamento attività. Ma cosa rende questi ambiziosi investimenti in tecnologia efficaci e incisivi nel cambiamento? Per rispondere a questa domanda il progetto di ricerca condotto da Nesta italia e Nesta intitolata “Making the most of technology in education systemssta esplorando nove casi di studio (tre in Italia, sei dal resto del mondo) che suggeriscono modelli sperimentali per la valorizzazione degli investimenti tecnologici nelle scuole, con nuovi ruoli e approcci assunti da policy-maker, dirigenti scolastici, insegnanti e studenti. Sempre sul digitale nelle scuole il Rocket Fund di Nesta si è rivelato uno strumento formidabile di empowerment delle scuole dal basso grazie ad una piattaforma di crowdfunding dedicata e partecipata da presidi e insegnanti.

Tra i programmi corporate più rilevanti sicuramente spiccano la Deloitte DIGITA – Digital Transformation e Industry Innovation Academy 2018, o in un recente passato l’offerta formativa fornita da Google e Unioncamere attraverso Eccellenze in digitale. Tra i progetti di cooperazione con gli atenei, anche la Apple Developer Academy in partnership con l’Università di Napoli Federico II ha iniziato le sue attività da settembre di quest’anno. Il programma si concentra sullo sviluppo di software, creazione di startup e progettazione di app con un’enfasi sulla creatività e la collaborazione per dotare gli studenti delle competenze necessarie per avere successo nel mercato del lavoro. Microsoft in Italia ha recentemente lanciato Ambizione Italia, un progetto ecosistemico per accelerare la trasformazione digitale in Italia, sfruttando le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalla formazione avanzata. L’iniziativa si traduce in un programma strutturato di formazione, aggiornamento e riqualificazione delle competenze, in linea con le nuove tendenze tecnologiche e le richieste del mercato del lavoro, con l’obiettivo di contribuire all’occupazione e alla crescita del paese. I partner che partecipano all’iniziativa sono Adecco Group, LinkedIn, Invitalia, Cariplo Factory e Fondazione Mondo Digitale, con cui Microsoft intende coinvolgere oltre 2 milioni di giovani, studenti, NEET e professionisti in tutta Italia entro il 2020, formando oltre 500.000 persone e certificando 50.000 professionisti.

Nella nostra visione, queste esperienze sembrano particolarmente interessanti perché interpretano in modo originale sia la loro responsabilità in termini di ruoli assunti, sia diverse e originali scale d’azione. Approcci che sono accomunati dall’intenzione di raggiungere comunità poco servite tramite il loro ingaggio, la ricerca di una connessione con la realtà territoriale in cui operano tramite obiettivi educativi, di inclusione e sperimentazione sul campo.

Dato il contesto e le iniziative presenti sul territorio, come si inserisce Nesta Italia?

Può essere utile partire da un esempio, il progetto di ricerca Decoding Learning, che racconta molto bene come Nesta nel Regno Unito ha individuato un problema, lo ha studiato e ha proposto una soluzione che potesse essere utilizzata dagli attori del settore. Qualche anno fa, in un momento in cui la discussione sul ruolo della tecnologia nei sistemi scolastici non aveva ancora trovato un punto di assestamento, il report Decoding Learning ha proposto un set di evidenze su quali aspetti critici i sistemi scolastici stanno affrontando, proponendo un framework comune su come farli diventare un potenziale fronte su cui lavorare per lo sviluppo di forme diverse di educazione digitale.

Nello stesso modo, il report “Making the most of technology in education systems” che pubblicheremo in primavera, offrirà una serie di raccomandazioni e linee guida a policymaker, leader dei programmi di innovazione, ma soprattutto ai presidi e gli insegnanti per incoraggiarli a promuovere l’uso della tecnologia e di metodi di insegnamento innovativi e inclusivi nelle scuole. Crediamo che questo report possa essere il punto di partenza per svolgere un’operazione di sensibilizzazione su queste tematiche e per promuovere un cambiamento sistemico all’interno delle scuole italiane che diminuisca i divari territoriali e crei più collaborazione tra scuole di regioni diverse.

Un altro tema che ci sta molto a cuore è quello delle competenze digitali che, come si evince dai dati esposti, rappresenta un tasto dolente per l’Italia. Attraverso una ricerca che condurremo nella prima metà del 2019, andremo a disegnare la mappa delle competenze digitali in Italia, individuando gap e opportunità. Questo ci permetterà di promuovere un dibattito con Governi, imprese, università, fondazioni, investitori, che abbia l’obiettivo di innalzare il livello e la pervasività di competenze digitali in Italia con il fine ultimo di preparare i nostri giovani ad un mercato del lavoro in continua evoluzione.

A questo proposito, non smetteremo di osservare i trend emergenti e i cambiamenti che verranno introdotti dall’applicazione di tecnologie come l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e aumentata e la blockchain. Come impatteranno sull’educazione e quindi sul mercato del lavoro? In questo campo svolgeremo eventi incentrati sul confronto e sul dibattito e produrremo contenuti che possano essere di ispirazione e riflessione per chi si occupa di scrivere i curricula scolastici, di formare i propri dipendenti, di disegnare l’agenda governativa dei prossimi anni, di scegliere quale indirizzo universitario seguire, o di consigliare i propri figli sui possibili scenari futuri. Le attività che svolgeremo in questo ambito afferiscono al nostro progetto AI for social good.