Includere nella didattica a distanza

La mediazione interculturale: primo dispositivo di inclusione nella didattica a distanza

Scarse conoscenze linguistiche per comprendere i nuovi ambienti educativi o deboli competenze genitoriali adeguate a stimolare i propri figli alla comprensione del proprio ambiente di vita, fin dalla prima infanzia, mettono a dura prove le famiglie e in particolare quelle con background migratorio.

Il progetto ha deciso di investire nella mediazione interculturale, primo dispositivo da attivare soprattutto nel contesto attuale. Affianco alla didattica a distanza, ai Tablet e ad Internet si è valorizzato l’approccio educativo della facilitazione e delle mediazione culturale e linguistica.

Quest’ultima, seppure prevista nella scuola in presenza già da molto tempo, è sempre stata elemento importante ma spesso trascurato in termini di risorse e opportunità. 

Souad Maddahi, mediatrice interculturale che da anni si occupa nelle scuole e nelle carceri di facilitare processi di inclusione, racconta:

“Come mediatori facevamo già fatica a lavorare con le scuole, ma a distanza è oggi ancora più difficile. Proviamo ad agire con quegli studenti che abitano alcune aree della periferia e popolano classi plurali dove si raggiunge il livello A1 in una terza media o dove un quarto della classe non capisce gli insegnanti perché neo arrivati non italofoni. Determinati processi di mediazione interculturale oggi più che mai si rivelano fondamentali e urgenti.”

Il supporto alla didattica per questi bambini e ragazzi diviene strumento di inclusione ed è occasione per superare la dinamica generale che penalizza chi vive in condizioni poco adeguate per studiare da casa.

Creare forme di accessibilità alla didattica a distanza per le famiglie

L’attuale progetto è attivo per circa 50 nuclei familiari con background migratorio. Gli studenti coinvolti, nell’80% dei casi non sono in possesso di PC, il 40% utilizza Tablet, mentre la maggior parte utilizza i cellulari dei genitori.

Cinque mediatrici impegnate, ognuna delle quali gestisce sei famiglie e in più le richieste sporadiche di aiuto. Il 90% è di origine marocchina e il 70% dei  minori intercettati frequenta la scuola primaria e secondaria di primo grado.

La mediazione interculturale non si limita all’aiuto compiti per specifiche materie, ma si concentra nell’affrontare gli argomenti trovando forme di accessibilità per i genitori, in particolare per le madri, al materiale e agli esercizi forniti dagli insegnanti. Si stimola lo svolgimento autonomo dei compiti, la fruizione delle lezioni da parte degli studenti e si cerca di supportare i genitori a stargli accanto.

Grazie all’aiuto della mediazione culturale e linguistica si offre la condizione di capire la modalità di fruizione e il senso del sistema scolastico italiano.

Il mediatore agente di contrasto alla dispersione scolastica.

La scuola che disperde i suoi studenti è una scuola che disperde il capitale sociale di un’intera generazione ed è uno degli elementi più drammatici nelle statistiche italiane.

Nel contrasto di questo fenomeno, non aiuta lo stato d’animo degli studenti, non solo con background migratorio, in totale frustrazione, apatia e mancanza di volontà nel fare i compiti e nel seguire le lezioni. Questi aspetti sono ancora più rilevanti nei  casi in cui compiti e video vengono inviati senza prevedere l’interazione con gli insegnanti.

Della scuola tradizionale manca, in parte, ciò che mancava già prima ovvero l’essere messa in condizione di dare attenzione a coloro che vivono la povertà educativa – aggravata dalla mancanza di accesso alla lingua per chi ha un background migratorio – e il conseguente debole investimento nella presenza di mediatori interculturali anche nel sostegno.

Souad Maddahi racconta: “È capitato anche che un’insegnante con la quale lavoro e di cui ho molta stima mi ha confessato di conoscere da cinque anni i suoi studenti, ma di non essersi mai resa conto che la metà dei suoi allievi è in condizione di povertà sociale ed educativa delle famiglie di riferimento, che non riescono a portare avanti i progetti di vita dei propri figli”. 

Un’occasione da non sprecare

Non bisogna parlare solo in termini di assistenzialismo, gli apprendimenti devono diventare strutturali, diffusi e attivi. La scuola si inserisce in un sistema ancora più ampio nel quale sono necessari forti interventi supplementari di mediazione, educazione e sostegno socio-psico pedagogico.

Quando si riprenderanno le attività in presenza molti aspetti cruciali emersi durante questa crisi non dovranno essere dimenticati. La scuola ha potuto constatare le vere difficoltà di molti minori, ma anche l’impossibilità di ripartire adeguatamente laddove non saranno possibili maggior inclusione e comprensione di ciò che è davvero necessario per la scuola di tutti, unica garante del diritto universale al pieno sviluppo della persona umana.