Esplorazioni

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08 Luglio 2019 -  Inclusione Sociale
3' di lettura

E’ l’ennesima estate bollente per l’Italia, apparentemente in difficoltà nel mettere in campo una visione credibile per dar forma al futuro di un paese che non può (e non deve) sfuggire alla propria storia di porta del Mediterraneo. In controtendenza con le posizioni politiche predominanti, una parte consistente dell’Italia rivendica con forza il ruolo di un paese catalizzatore di diversità, culture e storie che si incontrano (e scontrano) con altrettante prospettive intrinseche al contesto socio-economico italiano.

Le sfide derivanti dalla problematica migratoria, deformata a livello mediatico, devono necessariamente essere prese in considerazione in relazione e una popolazione italiana sempre più a rischio di povertà o esclusione sociale (pari al 28,9%- circa 17 milioni e 407 mila individui). La povertà è una problematica sociale multidimensionale che si riferisce a persone a rischio di povertà di reddito (20%), sono gravemente deprivate materialmente (10,1%) e che vivono in famiglie con una intensità lavorativa molto bassa (11,8%) o registrano povertà inerenti all’accesso di servizi e prodotti, tipo quella energetica (16%). Malgrado si registrino miglioramenti, nel 2017 si stima siano 5 milioni e 58 mila gli individui in povertà assoluta e le grandi disparità regionali rimangono notevoli.

Se è vero che  la “creazione di valore sociale” nasce dall’inclusione e dall’attivazione della persona, dalla sua valorizzazione, è ormai imperativo mettere in atto uno sforzo sistemico di ricerca e osservazione di ciò che avviene nell’ambito delle iniziative ad impatto sociale, creando nuovi punti di osservazione critica e accesso alla comprensione di sistemi locali che combinano creativamente le risorse materiali ed immateriali che le città concentrano.

E’ grazie a questa tensione ad adottare prospettive inedite e aperte a un’osservazione critica e a una pensiero radicale che prendono forma Sistemi Plurali in grado di alimentare la costruzione di soluzioni olistiche a problematiche comuni originate dalla povertà, dalla difficoltà di adottare meccanismi di accoglienza e integrazione efficaci: in breve, di attivare meccanismi di responsabilità condivise. 

Qualche tempo fa, avevamo lanciato il nostro progetto Collective-Lab, un laboratorio di innovazione sociale decentralizzato che ha lo scopo primario di ricercare e comprendere come organizzazioni della società civile, amministrazioni locali e cittadini in  alcune delle maggiori realtà urbane italiane (Milano, Bologna, Napoli e Palermo) stiano mettendo in atto pratiche trasformative in grado di immaginare un futuro inclusivo per le proprie comunità.

In questo progetto, l’innovazione diventa motivo di re-immaginare infrastrutture e contenuti, raccogliendo energie da ciò che accade sul campo e generando nuove cornici di significato.

Abbiamo iniziato le nostre esplorazioni, una città alla volta, stimolando la creazione di spazi di riflessione condivisa per tracciare e cercare di comprendere sinergie esistenti e potenziali, spazi di opportunità per testare e accelerare l’impatto di ciò che già è in corso.

Vi racconteremo a breve di ciò che è accaduto nelle prime due città in cui abbiamo incontrato quelli che vogliamo definire come i nuovi attivisti dell’innovazione sociale.

Intanto, con i nostri partner e le organizzazioni che ci supportano in questo processo di apprendimento, abbiamo pensato a dei principi guida, a delle coordinate che possano dare una direzione a queste esplorazioni locali. Consapevoli della forte portata politica delle tematiche affrontate, le abbiamo riunite in un documento, un Manifesto, che apriamo al confronto e alle opinioni di chiunque voglia partecipare all’ambizione di supportare nuove prospettive per lo sviluppo di comunità inclusive. 

In allegato il MANIFESTO- Collective Lab_ Luoghi dell’Apprendimento