Human Libraries per conoscere le migrazioni

Siamo alla seconda settimana di giugno e in tutta Italia è suonata l’ultima campanella di un anno scolastico decisamente fuori dal comune. L’ultima campanella è suonata a distanza, senza l’opportunità di vivere e condividere quelle emozioni che la Scuola in presenza è da sempre in grado di trasferire attraverso scambio e condivisione.

Tuttavia, una parte di quelle emozioni circa 300 studenti le hanno potute vivere (anche se solo virtualmente) grazie al progetto “Insieme vicini nella lontananza”, che ha reso possibile trasferire realtà, storie, cultura e intercultura che aiutano a riflettere e a crescere.

Human Libraries: di cosa si tratta?

Leggere l’umanità è possibile attraverso le human libraries, note come biblioteche viventi, già buona pratica europea riconosciuta dal Consiglio d’Europa dal 2003. L’incontro rende concreta ed unica l’esperienza di interazione con l’altro, suscita reazioni emotive, attiva curiosità, ponendo in discussione stereotipi e pregiudizi.

La biblioteca vivente offre ai “lettori” l’opportunità di entrare in contatto con persone con cui difficilmente si avrebbe occasione di confrontarsi e di interrogarsi su alterità e differenze. L’Associazione Generazione Ponte adotta da tempo questa metodologia, a Scuola e non solo, applicandola come strumento per rafforzare la coesione sociale. 

Abdullahi Ahmed, Presidente dell’Associazione Generazione Ponte, racconta come è nata l’idea di adattare nella didattica a distanza questa metodologia:

“Prima dell’avvio della pandemia il nostro Ente aveva già in programma numerosi  eventi e interventi di educazione civica e globale con studenti e docenti. Quando poi improvvisamente, a causa di Covid19, abbiamo visto limitati la libertà di movimento, il diritto alla salute pubblica e il diritto allo studio, come giovani con background migratorio ci siamo messi a disposizione dei ragazzi italiani, pensando già a un ‘dopo-epidemia’ e impegnandoci ad aiutarli a prendere appieno coscienza di certi diritti che per alcuni di noi in passato erano venuti meno.

Così è nata l’idea di adattare questa metodologia al virtuale, che ha consentito di far arrivare nelle mura domestiche di centinaia di studenti storie vere di persone reali, che in un certo senso la privazione di libertà di movimento, com’è accaduto a noi in questo momento, l’avevano già vissuta in esperienze diverse quali guerre e persecuzioni.”

L’iniziativa nelle scuole superiori di Torino e provincia

A partire dalla fine di aprile sono stati organizzati 25 incontri con oltre 300 studenti presso il Liceo Artistico “Renato Cottini” di Torino (3 classi, 2 insegnanti, 60 studenti coinvolti), L’Istituto d’Istruzione Superiore “8 Marzo” di Settimo Torinese (10 classi, 3 insegnanti  e 200 studenti coinvolti) e l’IIS “Majorana Moncalieri” sezioni tecnico economica e liceo linguistico (2 classi, 2 insegnanti e 40 studenti coinvolti).

I libri viventi, testimonial che hanno partecipato sono stati 8:  Souhad Maddahi mediatrice interculturale, Tareke Brhane del Comitato Tre Ottobre, Berthin Nzonza di Mosaico, Cleophas Adrien Dioma del Summit Nazionale delle Diaspore, i giornalisti Alidad Shiri, Zakaria Mohamed Ali, Marina Lalovic e lo storico Carlo Greppi.

L’impatto delle human libraries sugli studenti

Uno dei temi ricorrenti  è stata la presa di coscienza, da parte degli studenti, che la storia può ripetersi e che nessuno è esente da emarginazioni, privazioni di libertà e limitazioni personali. Hanno capito che questa volta è toccato a noi. Un ragazzo racconta:

“Ho trovato questa esperienza un modo di arricchimento e di confronto. La parte migliore dell’incontro è senza dubbio la possibilità di domandare e ricevere risposte senza nessun tipo di filtro. È una lezione diversa dal solito ma forse più interessante delle altre perché si ha modo di entrare in contatto con qualcosa che noi non abbiamo vissuto.” Gli studenti si sono dimostrati attivi, motivati e interessati nonostante la distanza, in nessun momento c’è stato un calo di attenzione.  

Seppur in una dimensione virtuale, la valenza dell’esperienza educativa è stata significativa e ha reso possibile riconoscere la bellezza e il valore delle differenze grazie alla narrazione diretta dei protagonisti che hanno potuto trasferire contenuti non filtrati, sinceri, capaci di restituire dignità all’individualità. Come ci racconta un altro studente:

“Non ci capita molto spesso di avere l’opportunità di parlare con persone che hanno vissuto questa esperienza, e poter chiedere senza nessuna paura quello che vogliamo. Abbiamo parlato spesso, nell’ambito scolastico, dell’immigrazione, ma il fatto di farsi spiegare la propria esperienza da persone che ci sono passate cambia totalmente il modo in cui si percepiscono le cose.“

Cosa abbiamo imparato?

È difficile sintetizzare entro griglie di valutazione le diverse sfaccettature degli apprendimenti ricavabili da un’esperienza di questo tipo. Insieme ad alcune tematiche fondamentali – i diritti personali, la libertà, il valore della memoria, la dignità, resta tangibile l’effetto di un’educazione emotiva, che attiva competenze relazionali indispensabili per comprendere fenomeni come quello delle migrazioni.

Nel confronto diretto con persone reali (e quindi con il loro bagaglio di esperienza, pensieri ed emozioni), superando le astrazioni e spersonalizzazioni di resoconti che si basano su statistiche e retoriche politiche, gli studenti hanno compreso la pericolosità di stereotipi e pregiudizi, realizzando la complessità dell’esperienza migratoria.

Hanno capito, in sostanza, che siamo esseri umani, animati dalla stessa volontà.

“Come ultima cosa, vorrei augurare a questi ragazzi, come a tutte quelle persone che si trovano nella loro stessa situazione, di poter riuscire, con tutte le loro forze, a raggiungere i propri obiettivi e desideri, senza essere ostacolati da nessuno.”