Il cambiamento inizia dalle parole

Diritti a Prescindere – DAP è un’organizzazione di promozione sociale con base a Udine, che promuove conoscenza e consapevolezza dei diritti umani nell’agire quotidiano, entrando in contatto con mondo dell’educazione, ordini professionali, territori, enti locali, per costruire comunità inclusive design for all.

In occasione di “Design Your Community | Presente Plurale” , DAP ha curato un “presidio permanente” per capire quale significato e valore hanno alcuni concetti – comunità, futuro, identità, diversità – per tutte le persone che, durante i quattro giorni, hanno fatto parte dell’ecosistema creativo che ha preso forma negli spazi della Chiesa del Carmine.

Abbiamo intervistato Raffaella Cavallo, una delle fondatrici dell’associazione, per approfondire i risultati di questo lavoro di indagine e chiarire cosa vuol dire, a tutti gli effetti, generare un cambiamento a partire dalla parole.

 

 

Come nasce Diritti a Prescindere e qual è la sua missione?

Raffaella Cavallo: DAP nasce dalla convinzione che oggi più che mai rimettere al centro il tema dei diritti sia fondamentale. La nostra quotidianità è fatta di relazioni con gli altri: al lavoro, a scuola, in famiglia ci troviamo continuamente a interagire con persone diverse e a dover effettuare scelte per rispondere a bisogni, aspettative, desideri propri e di altri. Non possiamo prescindere, appunto, dall’essere in grado di scegliere consapevolmente cosa e come agire. I diritti rappresentano proprio quella bussola che orienta o meglio dovrebbe orientare il nostro agire quotidiano. Ripartire dai diritti significa allora rimettere le persone – tutte – al centro.

Perché avete scelto le parole come terreno da cui partire per il cambiamento?

R.C.: Perché le parole sono l’unità prima da cui parte la comunicazione che permette alle persone di mettersi in relazione e stare nella relazione. Tutto parte dalle parole e tutto si traduce in parole. Parole che raccontano storie, parole che accolgono persone, parole che creano conoscenza, parole che costruiscono appartenenze. Se non ripartiamo dalle parole, dall’importanza che queste hanno di veicolare contenuti, di ricostruire significati, di far valere diritti, non saremo in grado di agire realmente il cambiamento verso una comunità umana (e non solo umana…) realmente inclusiva.

Durante il presidio permanente nei giorni di  DYC | Presente Plurale, quale idea di comunità e pluralità è emersa dalle interviste?

R.C.: Difficile sintetizzare la ricchezza dei contributi ricevuti da chi ha frequentato DYC | Presente Plurale. E’ emerso un profilo di comunità in cui l’urgenza prima è quella di riconoscerci, di riconoscere la pluralità che la popola e di renderla una comunità esclusivamente per tutti. Siamo già comunità, ma dobbiamo assumercene la responsabilità in modo consapevole, non delegando a soggetti altri gestione o controllo.

Sono state svelate parole rilevanti, parole che ci portano a riflettere su noi stessi e sul nostro rapporto con l’altro: verità, futuro, diversità, stare insieme. Riflessioni importanti che fanno da spunto per progettare comunità in grado di esprimere un’innovazione sociale concreta che parte da vissuti reali.

Quali progetti ci sono nel futuro di DaP?

R.C.: Ce ne sono molti, tutti accomunati dalla convinzione che bisogna lavorare insieme, mettere in comune competenze, conoscenze, professionalità multiple per immaginare nuovi modi di fare comunità, perché in fondo di questo si tratta, quando si affronta il mondo dei diritti.

Nello specifico stiamo portando avanti progetti educativi sia in contesto scolastico (sul tema della legalità e della lealtà fiscale con l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Udine) che in ambito di comunità (sul tema del pregiudizio e dell’inclusione delle fragilità). Stiamo poi attivando collaborazioni su progetti che si occupano di prevenire e contrastare la radicalizzazione in contesti di immigrazione.

E abbiamo deciso anche di dedicare il nostro impegno su un tema che non possiamo tralasciare: quello della violenza contro le donne. Anche e soprattutto in questo contesto l’uso uso consapevole delle parole è punto di partenza per creare una nuova cultura in cui la parità per le persone sia un dato di fatto.

Insomma ci aspetta un futuro intenso, fatto di sfide importanti che affronteremo parola dopo parola.