Il visitatore al centro: intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza museale

Oggi parliamo di intelligenza artificiale for good utilizzata in ambito artistico e culturale. Arte e cultura sono strettamente interconnessi con le comunità, sono strumenti che animano, coinvolgono, informano e aggregano le persone nelle modalità più diverse. Possono farlo più efficacemente con l’intelligenza artificiale?

Abbiamo intervistato Stefano Bergonzini, un imprenditore che ha lavorato in prima persona per costruire una soluzione che utilizzasse la tecnologia e il valore dei dati per rimettere il visitatore al centro della propria esperienza di visita al museo. Museyoum, la startup italiana di cui è co-fondatore insieme a Riccardo Ricci, è nata nel 2017 e oggi conta percorsi personalizzati e basati su IA in 3 mostre.

Museyoum cambia l’esperienza nelle mostre perché offre al visitatore un’alternativa alla guida museale. Ci spieghi di che cosa si tratta esattamente?

L’idea alla base di Museyoum parte dal desiderio di mettere il visitatore al centro dell’esperienza di visita di un museo o di una mostra d’arte (‘you’ enfatizza la centralità dell’individuo). Noi pensiamo che il visitatore non dovrebbe solo ascoltare il racconto di un esperto, dovrebbe poter essere protagonista dei suoi dubbi, delle sue curiosità potendo porre domande in qualsiasi momento, senza avere il timore di dover fare una domanda ‘colta’, ma soprattutto dovrebbe poter scegliere che carattere dare alla sua visita, se di tipo classico, curioso, avventuroso o tecnico, a seconda del tipo di ispirazione che la mostra stessa gli suscita. La nostra assistente virtuale è una AI che si chiama CleM per Clever Museyoum, e permette di interagire con il visitatore riconoscendo il linguaggio naturale e proponendo narrazioni personalizzate attraverso un tablet con cuffiette e microfono. CleM interagisce con la realtà virtuale del museo visualizzando legami e collegamenti tra opere, contenuti e significati. Oltre al tablet il percorso prevede sale immersive in video mapping (costruzioni virtuali di opere e ambienti) che entrano in relazione con la guida virtuale e con altri visitatori. Per alcune mostre abbiamo anche creato degli ologrammi, ad es. per dialogare con l’artista in modalità più soggettiva, dipende dal tipo di progetto.

Qual è il valore aggiunto portato dall’intelligenza artificiale (IA)?

Grazie all’intelligenza artificiale, possiamo avere un’assistente personalizzato instancabile, attento alle nostre richieste, che può imparare dalle nostre domande e comprendere quale tipo di narrazione è più in linea con il nostro stile di visita. Inoltre grazie alla capacità di saper analizzare grandi moli di dati in breve tempo, il valore aggiunto dell’intelligenza artificiale si vede anche dal punto di vista curatoriale, in quanto vengono forniti dei report analitici sul tipo di domande poste e sulla soddisfazione dell’esperienza. Sulla base di questi dati un curatore può progettare nuove mostre in maniera più attenta alle esigenze dei vari pubblici.

Ad oggi quanti musei la usano e quali sono i primi risultati?

Museyoum nasce a metà del 2017 uscendo vincitore dal programma IC Innovatori Culturali che è un progetto della Fondazione Cariplo. Grazie ai finanziamenti della Fondazione, abbiamo sviluppato il nostro progetto pilota che ha trovato applicazione presso  l’importante collezione privata di quadri Ferraresi ospitata nella galleria di Palazzo Cini a Venezia. Nel 2018 abbiamo avuto l’opportunità di sviluppare un’esperienza con l’Accademia Carrara di Bergamo all’interno della mostra ‘Raffaello e l’eco del Mito’. Collaborazione che sta tuttora continuando con un ulteriore progetto sul Mantegna. A marzo apriremo la mostra ‘Raffaello dalle origini al mito’ presso la casa natale del pittore Urbinate, con il patrocinio dell’Accademia Raffaello e della Città di Urbino.

I commenti dei visitatori sono stati lusinghieri ed alcuni di loro molto sorpresi dalla possibilità di poter interagire con i contenuti. Questo aspetto per noi è molto importante, perché stiamo cercando di costruire una nuova grammatica di visita che si articola sugli interessi del visitatore.

Pensi che le tecnologie che utilizzano l’intelligenza artificiale possano diffondersi in ambito artistico culturale per rendere più accessibile e usufruibile la cultura alle comunità? Se sì come (quali applicazioni)?

Sì credo che l’intelligenza artificiale connessa con altri sistemi di fruizione come la realtà virtuale o aumentata, permetteranno di stimolare nuove prospettive di visita e di rendere più accessibile la memoria storica e la cultura anche a quello che viene definito come il ‘non pubblico’, che fino ad ora non è riuscito a trovare interessante l’esperienza di visita ad un museo, rimanendo di fatto sganciato dalle suggestioni delle nostre radici culturali e artistiche.

Per rispondere alla domanda del come e con quali applicazioni, direi in primis con la nostra soluzione, in quanto Museyoum si è distinta per aver ideato e realizzato la prima intelligenza artificiale specializzata in contenuti culturali abbinata alla realtà virtuale.

Tu hai una formazione umanistica o hai un profilo più ‘tech’?

La mia è una formazione ibrida. Prima ho svolto studi umanistici e classici e poi mi sono formato in ingegneria e computer science. L’arte, gli studi classici e lo sviluppo delle tecnologie sono temi che da sempre mi interessano, ho sempre pensato che fossero il futuro e che avrebbero avuto impatti notevoli. Sono appassionato anche di arti performative e oltre a Museyoum sono autore di un progetto artistico di interactive dance. Il progetto prevede che da un tema di riferimento scelto a priori, si sviluppi una performance realizzata da un corpo di ballo con il supporto di sensori che tracciano e amplificano i movimenti attraverso immagini e suoni. Chi ha partecipato a queste performance mi ha detto ‘mi sono reso conto che quando vedevo un balletto c’era qualcosa che non coglievo’.  Le persone rimangono meravigliate da performance di questo tipo perché finalmente riescono ad entrare in contatto con il mondo della danza mentre prima non ne erano attratte. Il movimento del corpo viene amplificato dalla tecnologia, il respiro dei ballerini si percepisce come se fosse il proprio, le emozioni del performer si vivono in prima persona, e così il pubblico entra in quel mondo. Abbiamo più sensi per un motivo, devono essere orchestrati tra di loro. Per poter creare queste relazioni dobbiamo avere una grande mole di dati a cui dare senso e un’interpretazione ed ecco che l’IA è fondamentale. Allo stesso modo, quando osserviamo un’opera d’arte ci sono talmente tante sensazioni che entrano in gioco e l’IA ci può aiutare a coglierle.

Quali sono le sfide che vedi oggi perché soluzioni IA come quelle citate si diffondano?

 Abbiamo notato che la sfida più grande, specialmente in Italia, è di tipo culturale. Enti e istituzioni hanno una visione tipicamente conservatrice. Se riusciamo a superare questo ostacolo e ad affiancare i curatori fin dalle prime fasi di progetto riusciamo ad armonizzare i percorsi con il progetto della mostra e a produrre un risultato di altissima qualità. In Italia si aggiunge poi il problema del costo. I musei spesso non hanno budget per questo tipo di realizzazioni, quindi una via possibile è quella di ricercare sponsor che possano coprire i costi degli strumenti tecnologici (es. schermi, video-proiettore). Tuttavia, specialmente per le mostre temporanee che hanno obiettivi più divulgativi, organismi più lungimiranti vedono in Museyoum un’opportunità per attirare nuovi pubblici. Sulle collezioni permanenti ad oggi è più complicato perchè bisogna ripensare la mostra dall’inizio.

All’estero, per lo meno in alcuni Stati come la California, questo tipo di freno culturale non c’è e lo si vede anche dalle dotazioni economiche dei musei che hanno invece budget specifici destinati alla sperimentazione di modelli innovativi.

Qual è la tua visione di museo nel 2050?

Immagino di entrare in un museo che possa ascoltare le mie esigenze e meravigliarmi. Un museo dove le opere d’arte possano essere raccontate in modo coinvolgente e immersivo. Dove quello che vedo e tocco possa interagire con sistemi che espandono il mio livello sensoriale visivo, acustico, olfattivo.. Un museo dove posso condividere l’esperienza, ad esempio con la persona che mi accompagna, amplificandola.

Il ruolo dell’IA è fondamentale in questo. Se a livello sociale è opinabile raccogliere i dati sulle persone, come un grande fratello, in campo museale, percepire l’interesse di una persona verso certe opere, permette di creare supporti differenti, personalizzati che parlano a più di un individuo.