Intelligenza Artificiale e impatto sulla società: quali sono le prospettive? Intervista a Cristina Pozzi

Negli ultimi anni l’interesse intorno all’Intelligenza Artificiale è cresciuto esponenzialmente. Sviluppo tecnologico, applicazioni pratiche, benefici per la popolazione e confini etici sono solo alcuni dei temi che vengono costantemente associati a un concetto tanto ampio e dai confini ancora così poco definiti come l’Intelligenza Artificiale.

Abbiamo deciso di lanciare il progetto AI for Social Good perchè pensiamo sia di grandissima importanza avviare un dibattito costruttivo e inclusivo, che coinvolga tecnici, accademici, manager del terzo settore, policy-maker, cittadini, sullo sviluppo di soluzioni di Artificial Intelligence che guardino con particolare attenzione alla dimensione umana, sociale, civica e pubblica.

Per portare avanti il progetto abbiamo bisogno di ascoltare punti di vista diversi. Per questa ragione abbiamo lanciato la Call for Visionary Ideas e per questo motivo intervistiamo oggi Cristina Pozzi.

Cristina è Co-Founder e CEO di Impact School e ha pubblicato nel 2017 ‘2050 Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo‘. 

La nostra intervista:

Nesta Italia: L’ anno scorso hai scritto il libro ‘2050 Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo’ e ti occupi di tematiche legate al futuro e alla tecnologia da alcuni anni ormai. Quali pensi siano le sfide più importanti per la nostra società quando pensiamo ai cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale? 

Cristina Pozzi: L’IA è uno strumento che la potenzialità di creare un beneficio enorme per i cittadini, ma, come tutte le tecnologie, non è esente da potenziali criticità. Quelle più evidenti sono ad esempio la possibile divisione sociale che si potrebbe creare tra chi ha accesso a sistemi evoluti e chi no; la possibilità che l’IA sia utilizzata come strumento di oppressione da un governo anziché come strumento di supporto al cittadino, semplificazione e efficienza; e l’impatto sul mondo del lavoro che deve essere gestito per diffondere le competenze mancanti e per supportare chi si troverà a perdere il lavoro a favore di sistemi automatizzati.

N.I: Non possiamo frenare l’avvento della tecnologia, ma come Fondazione dedicata all’innovazione crediamo che attori pubblici, privati e organizzazioni della società civile, insieme ai cittadini stessi, possano indirizzarla verso applicazioni che beneficino la società. Dove vedi opportunità per sfruttare il potenziale dell’IA per il bene della collettività? 

C.P: Gli ambiti sono molti. Quelli che hanno il maggiore impatto positivo sono il mondo sanitario, la PA e la possibilità di rendere più efficiente la gestione e raccolta dei dati, la capacità di sistemi intelligenti di diminuire gli sprechi e l’inquinamento. Ad esempio, analizzando i dati che si possono raccogliere nelle città è possibile immaginare una nuova urbanistica che abbassi l’impatto ambientale e che sia costruita attorno alle esigenze del cittadino.

N.I: Quali sono alcune delle applicazioni più interessanti che hai visto negli ultimi anni e come pensi debbano evolvere / essere di esempio per gli innovatori di oggi e di domani?

C.P: Tutte le applicazioni in ambito medico che permettono di diagnosticare in modo più preciso il paziente (con la collaborazione umana) o di avanzare la ricerca analizzando grandi quantità di dati sono certamente le mie preferite. Credo che anche sistemi a comando vocale e in grado di assisterci sul lavoro e a casa siano applicazioni interessanti. Su questi in particolare ritengo però che l’approccio human-centered debba diventare obbligatorio e che servano trasparenza sugli algoritmi e sul loro funzionamento, regole a tutela del cittadino su temi di responsabilità e raccolta e gestione dei dati e un sistema internazionale in grado di garantire un utilizzo etico della tecnologia.

N.I: Educazione, creazione di dibattito e collaborazione sono le parole chiave a cui si ispira Impact School à Impactscool, l’azienda che hai fondato. Con il progetto AI for Social Good e con l’omonimo evento che organizzeremo a dicembre a Torino ci prefiggiamo obiettivi simili. Credi che iniziative di questo tipo siano necessarie in Italia? Cosa ancora potrebbe essere fatto per preparare cittadini, istituzioni e privati ad un mondo che sta cambiando e a sfruttarne a pieno le potenzialità for social good?

C.P: Ormai da qualche anno perseguo la missione di portare consapevolezza e pensiero critico sulle tecnologie emergenti e sul loro impatto sulla società e favorirne la diffusione responsabile. Insegno anche tecniche di foresight al fine di favorire la capacità di visione strategica e per lo sviluppo di competenze complementari alla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. Il foresight permette di tenere in considerazione gli impatti di una nuova tecnologia e dei cambiamenti in atto ed è un elemento fondamentale nella creazione di policy riguardo alle nuove tecnologie. Credo fortemente che la discussione sull’IA debba essere rivolta a tutti i cittadini e tener conto anche delle istanze che ne nascono. Si tratta infatti di qualcosa che modificherà tutto il nostro modo di vivere, la società e i suoi pilastri e abbiamo l’occasione di ridisegnare insieme la società del futuro.

La divulgazione e il dibattito sono strumenti fondamentali per combattere falsi miti e concezioni errate che sono diffuse sulle nuove tecnologie e sono il primo step per la promozione di questi strumenti presso le imprese, gli investitori privati e la ricerca.

N.I: La Call for Visionary Ideas è aperta a tutti. Non facciamo differenza tra individui singoli o organizzazioni, istituti di ricerca o startup. Nella tua esperienza da imprenditrice, quali credi siano gli elementi chiave perchè questi contenuti visionari non rimangano sulla carta ma possano diventare soluzioni concrete? 

C.P: Qualsiasi visione di futuro per essere di successo deve essere in grado di creare consensi. Il primo tema importante per cui sarà quello di creare visioni che siano facilmente condivisibili e comprensibili e che possano convincere gli altri stakeholder. Questo, dopotutto, vale per qualsiasi impresa di successo: il fondatore ha spesso grandi capacità di stroytelling e di coinvolgere gli altri nella realizzazione di un sogno comune. Il potere dell’entusiasmo e del senso di appartenenza di chi lavora insieme a un progetto, qualunque esso sia, è il motore fondamentale. In particolare, quando si tratta di innovazione e la strada è lastricata da sperimentazioni e fallimenti.

In questo contesto, trattandosi di IA, credo sia importante avere una visione interdisciplinare che sia in grado di mantenere il focus anche sugli impatti della tecnologia. Un approccio al tema fedele a principi etici e che mantenga al centro l’essere umano è particolarmente necessario, così come è importante che nel processo siano coinvolti stakeholder come il privato cittadino in un processo formativo da un lato e collaborativo dall’altro.

Il team sarà poi fondamentale: la capacità di esecuzione e la capacità del team di collaborare in modo efficiente valorizzando le competenze di ognuno e circondandosi delle persone giuste sono fattori chiave per il successo.

Parlando più nello specifico di IA è sicuramente importante che le visioni siano in grado di avere respiro internazionale e di fare rete con l’Europa, superando la frammentazione.