Sul significato di comunità, identità e futuro

Priscilla Sagoe, Silvia Sciarra e Saraluna Zuin sono le tre artiste che abbiamo selezionato attraverso una call rivolta ad artisti visivi under 26. Dal 7 al 10 ottobre 2019 hanno esposto le loro  opere in occasione di “Design Your Community | Presente Plurale”, uno spazio dedicato alla riflessione – attraverso le pratiche artistiche –  sul tema della comunità multiculturale, che abbiamo realizzato con Itinerari Paralleli negli spazi della Chiesa del Carmine a Milano, durante i Brera Design Days.

Abbiamo intervistato Priscilla, Silvia e Saraluna. le vincitrici della Call per Artisti under 26,  per ritagliarci un momento di riflessione e scambio sul significato di questa esperienza e di alcuni temi: comunità, identità, futuro.

Dalle loro parole abbiamo capito che, seppur giovanissime, abbiamo collaborato con tre giovani donne molto consapevoli e sensibili al loro ruolo nella società, tre osservatrici attente del mondo che le circonda, che attraverso il loro lavoro artistico provano a comprendere la realtà in cui vivono e, nel loro piccolo, a generare nuove consapevolezze e prospettive. 

Ecco cosa ci hanno raccontato durante i giorni trascorsi alla Chiesa del Carmine in occasione di Design Your Community | Presente Plurale.

 

Cosa ti ha spinto a partecipare alla Call Presente Plurale?

 

Priscilla: Soprattutto il tema del plurale, inteso non solo come riferimento a un gruppo di persone ma anche al singolo. Un singolo che si ritrova, come me nata  in un Paese ma con origini straniere, a convivere e cercare di essere tutto, di abbracciare le proprie origini e anche quello che si è nel presente, nel mio caso essere italiana. Proprio perché tendiamo spesso a inscatolare la personalità di chi abbiamo di fronte, mi interessa l’idea della pluralità del singolo.

 

Silvia: Quando ho letto della Call, ho ritrovato il mio percorso, ho rivisto tutto quello che sto facendo e sto cercando di realizzare. Mi sono detta “se non io, chi?”.

 

Saraluna: Ho visto la call e ho pensato che il mio progetto potesse essere adatto perché in quest’anno ho sperimentato come il canto e la musica sono dei linguaggi che hanno il potere di andare oltre i confini culturali e nazionali. Osservando il coro [Voci dal Mondo] ho visto come possono nascere dei legami di amicizia tra persone diverse, che superano qualsiasi ostacolo. 

 

Presente Plurale è un progetto, è anche il tentativo di animare un luogo per quattro giorni. Che sensazioni hai avuto abitandolo, vivendolo?

 

Priscilla: Le sensazioni che ho avuto mi hanno suscitato ricordi passati, temi di cui discuto spesso con i miei genitori, che continuano ad essere presenti. Ad esempio, mio padre e soprattutto mia mamma mi raccontavano spesso che erano arrivati in Italia per studiare, un argomento che ritrovo tra i ragazzi che adesso arrivano in Italia per gli stessi motivi. Questo mi fa pensare come da una parte certi temi non smettono mai di essere attuali, dall’altra come eventi di questo tipo offrono l’opportunità di arricchirsi delle idee degli altri, per uscire da questo luogo con una riflessione in più, un piccolo cambiamento. 

 

Silvia: In questi giorni mi sono completamente sentita a casa, ho ritrovato un concentrato di spessore e di concetti concreti, di spunti, di temi e di condivisione, che è difficile trovare in altri contesti.

 

Saraluna: Innanzitutto è stata un’esperienza nuova per me. Ho vissuto Presente Plurale come luogo che permette a persone che non si conoscono di entrare in contatto tra loro, dove ci si confronta chiacchierando come tra amici, dove possono nascere scambi di opinioni che in altre occasioni sarebbe difficile far accadere tra sconosciuti.

 

Che significato e importanza ha per te la parola comunità?

 

Priscilla: La comunità per me ha una grande importanza. Ho sempre cercato di mettermi nei panni degli altri, di osservare le interazioni tra chi mi sta davanti. Per me la comunità è allo stesso tempo qualcosa di misterioso, mai definibile e sempre mutabile, e proprio per l’essere mutabile, è qualcosa che può insegnarti ogni volta qualcosa di nuovo.

 

Silvia: L’idea di comunità la spiegherei con il titolo del progetto che ho esposto qui: “Changanika”, una parola che in Swahili significa “mescolarsi”. É una delle pochissime parole che ho imparato prima di partire per la Tanzania, è qualcosa che ho sempre portato con me, probabilmente anche la mia aspettativa nell’intraprendere quella esperienza. 

 

Saraluna: Per me comunità è qualcosa di non-fisico che poi per necessità si trasferisce in qualcosa di concreto, un luogo. Secondo me dovremmo andare oltre l’idea geografica di comunità, sarebbe più giusto interpretarla come il rapporto che si instaura tra le persone

 

Che significato e importanza ha per te la parola identità?

 

Priscilla: L’identità per me rimane ancora un mistero. Come dicevo prima in merito al mio vissuto, c’è ancora la necessità di definire, capire chi sono nel mio ambiente, cercare un equilibrio tra come mi vedono gli altri e ciò che penso di essere io. Raggiungere quell’equilibrio sottile è per me identità.

 

Silvia: Identità è una di quelle parole che fa da filo conduttore nei miei progetti, è  entrare in contatto con le persone per raccontarle. É difficile per me realizzare un lavoro come quello esposto qui scattando semplicemente una foto. Ho la necessità di andare oltre per scoprire il loro vissuto.

 

Saraluna: L’identità è il lato positivo delle differenze. Non è nella provenienza, nè nell’aspetto fisico – l’aspetto può essere un mezzo per sottolineare la propria identità. […] é qualcosa che viene da noi stessi; l’aspetto, il luogo in cui viviamo, i nostri comportamenti sono solo espressioni dell’identità ma non la vera essenza. 

 

Cosa vorresti si sapesse in futuro di questo nostro tempo?

 

Priscilla: Vorrei si sapesse della diversità, intesa in chiave positiva, che riesce ad arrivare ed essere abbracciata nei posti più diversi e lontani, grazie anche alla tecnologia che oggi riesce in qualche modo a creare comunità. 

 

Silvia: Vorrei si sapesse che esistono momenti come questo, che si parla e ci si confronta.

 

Saraluna: Spero che in futuro resti l’idea della nostra come generazione che ha provato a cambiare qualcosa. Anche se in minoranza, ci sono delle persone sempre più consapevoli. 

 

Cosa non vorresti, invece, si sapesse?

 

Priscilla: Vorrei che non si sapesse come si sono persi certi valori, come questo mondo cerchi sempre di appiattire i valori dell’amore, dell’amicizia, della famiglia. 

 

Silvia: Vorrei non si sapesse di questo equilibrio molto poco stabile che stiamo vivendo e che ci porta a creare momenti di riflessione come questo. Vorrei non si sapesse di questa fase che precede ma si partisse direttamente da azioni per la costruzione del futuro.

 

Saraluna: Vorrei non si sapesse la poca consapevolezza della maggior parte delle persone, che a volte sono poco informate ma spesso non vogliono farlo, restano indifferenti, il che è peggio. Però prima di sperare che non si sappia, spero che le cose cambino.

 

Qual è il segreto dello stare insieme nella differenza?

 

Priscilla: Il segreto di stare insieme nelle differenze per me è cercare di capire gli altri, provare cose che non si sarebbero mai provate in altre circostanze. Ad esempio, provare a mangiare qualcosa che non mangeresti di solito durante un viaggio, provare a fare qualcosa di diverso e uscire dalla comfort zone.


Silvia: Un io che diventa l’altro, una condivisione di personalità.

 

Saraluna: Non annullarle. Per stare insieme bene bisogna accettare che il nostro punto di vista non è universale, che la nostra verità non è universale e giusta ad ogni costo.  La chiave per me è sempre la consapevolezza. E l’accettazione, non la tolleranza, ma capire che anche noi siamo parte del diverso