La città e la sua storia possono raccontarci molto sul presente

Contesto

In che modo la città e la sua storia possono farci scoprire di più il presente, favorendo attivazione civica?

È quanto vogliamo sperimentare con “Ritorno al Futuro”, il progetto che ha guadagnato il primo posto in graduatoria del Bando CivICa 2019, promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo.  

Fondamentale  il lavoro sul campo delle associazioni che ci accompagnano in questo percorso, Generazione Ponte (Torino) e Nuovi Profili (Genova).  Insieme a loro, istituzioni museali e professionisti del settore culturale (educatori, guide museali, storici dell’arte, guide turistiche) hanno messo a disposizione le loro competenze, per garantire percorsi e attività di valore ai beneficiari del progetto.

Cosa abbiamo fatto 

Le attività

Le misure di sicurezza per contenere la pandemia e il generale clima di incertezza hanno inizialmente sospeso le attività.

Grazie all’impegno dei partner coinvolti e nel rispetto delle nuove norme, all’inizio di luglio abbiamo ufficialmente avviato la prima fase del progetto: Attivazione Civica.

A Torino abbiamo organizzato – grazie alla preziosa collaborazione con l’Associazione Abbonamento Musei –  tre visite (il 4, 8 e 18 luglio)  presso il Museo Egizio, il Museo Nazionale del Cinema e il Museo Nazionale del Risorgimento.

A Genova, invece, Nuovi Profili ha organizzato tre percorsi alla scoperta della città (il 18 e 25 luglio, l’ultimo l’8 agosto), in cui edifici e monumenti ed elementi del paesaggio naturale, sono diventati il punto di partenza per riflettere sulla cittadinanza.

I partecipanti

Grazie alla mediazione di Generazione Ponte abbiamo coinvolto 40 partecipanti, uomini e donne tra i 25 e i 35 anni, provenienti da ogni parte del mondo ( tra cui Somalia, Pakistan, Gambia, Brasile).

Hanno partecipato gruppi di 20 persone, principalmente famiglie composte da madri e bambini, originari del Marocco, Tanzania, Nigeria, Venezuela.

Il museo come laboratorio civico – l’esperienza di Torino  

Museo Egizio

“L’esperienza di una visita in museo ha un forte valore simbolico per i nuovi cittadini: un’istituzione culturale, spesso percepita come lontana ed elitaria, offre un’esperienza di condivisione dei contenuti e di fruizione attiva. questo permette al visitatore di sentirsi partecipe della costruzione di una cultura comune”

Commenta così Christian Greco, Direttore del Museo Egizio, l’esperienza offerta ai partecipanti di Torino, che durante la visita alla scoperta del patrimonio museale sono stati coinvolti in un’attività che, in chiave ludica, ha reinterpretato la pratica di identificazione e descrizione dei reperti, con l’utilizzo di una scheda simile a quella impiegata dagli archeologi. 

Visita al Museo Egizio

L’obiettivo del percorso è stato quello di “sottolineare il rapporto tra il museo e la città, tra l’Italia e l’Egitto, mostrando come oggetti provenienti da lontano siano oggi parte di un immaginario collettivo condiviso dalla cittadinanza” e attraverso il coinvolgimento diretto i partecipanti hanno potuto farsi  “un’idea (per quanto generale) di come si può approfondire la conoscenza di un oggetto, di come lo si può raccontare, di quali analogie o differenze esso presenti con la propria cultura di origine.”

Infatti, dal 2015 il Museo Egizio collabora con organizzazioni del Terzo settore, scuole, CPIA e altre associazioni nella co-progettazione di attività che possano rendere il museo più accessibile e inclusivo,” tenendo in conto il più possibile delle esigenze e del background degli utenti finali”. 

Museo Nazionale del Risorgimento

Dalla visita nelle sale del Museo Nazionale del Risorgimento

Indipendenza nazionale e libertà sono i due fulcri tematici delle visite guidate proposte dal Museo Nazionale del Risorgimento: attraverso un percorso cronologico nelle sale del museo, i partecipanti hanno percorse le tappe fondamentali che hanno portato alla formazione delle costituzioni e al riconoscimento delle libertà – personali e politiche – in tutta Europa.

“In un’ottica di comprensione del passato e interazione col presente” – spiegano le Dott.sse Paola Bertolino e Cecilia Traniello, responsabili dei Servizi Educativi del museo – “si è cercato di stimolare la cultura alla cittadinanza attiva e la condivisione dei valori collettivi, portando i partecipanti a riflettere su cosa significhi essere persone libere, essere cittadini, godere di diritti ma anche di doveri e soprattutto vivere in una comunità democratica”

Una scelta allineata alla missione del museo del Risorgimento, da sempre aperto e disponibile ad impegnarsi in un dialogo attivo con i suoi visitatori, inteso come “stimolo a trovare sempre nuovi modi per rendere attuali e vivi i particolari oggetti e documenti storici conservati lungo il percorso espositivo, ancora utili e indispensabili strumenti di accrescimento culturale della nostra società odierna”.

Museo Nazionale del Cinema

Un gruppo durante la visita al Museo Nazionale del Cinema

La connessione con il presente è emersa con ancor più forza durante la visita al Museo Nazionale del Cinema, che ha riscosso l’entusiasmo dei partecipanti su più livelli.

C’è chi ha trovato delle analogie con il proprio Paese alla vista di alcuni costumi di scena, chi invece ha colto differenze rispetto alle produzioni cinematografiche tra mondo Occidentale ed Orientale, chi ancora ha apprezzato o è stato incuriosito dall’aspetto tecnologico connesso al mondo cinematografico.

In generale, il Museo del Cinema ha destato sorpresa e curiosità, soprattutto tra chi non sospettava l’esistenza del Museo all’interno della Mole. 

“Ascoltare” la storia della città camminando – l’esperienza di Genova

Incontro tra culture diverse nella Genova medievale

Nel caso di Genova, i partecipanti sono stati coinvolti in una serie di esplorazioni per le strade, le corti e i parchi, alla ricerca dei simboli della storia e della trasformazione della città.

Il Prof. Antonio Musarra insieme ai partecipanti alla scoperta della Genova medievale

Il primo percorso, curato dal Prof. Antonio Musarra, esperto in Storia dell’Arte Medievale, si è snodato tra i vicoli, le antiche porte d’accesso alla città, le chiese e il porto, ciascuna tappa come pretesto per approfondire alcuni temi precisi.

Dalla toponomastica alla genealogia delle famiglie nobiliari, dalla cultura alla religione, dall’espansione commerciale alle guerre, considerando come tutti questi fattori hanno plasmato il tessuto sociale e culturale di Genova fin dall’antichità. 

Il percorso ha così permesso di mettere in luce  l’influenza delle culture del mediterraneo sulla città, in particolare quella musulmana, rintracciabile nelle architetture o nei nomi e cognomi di alcuni mercanti genovesi. Come spiega il Prof. Musarra:

La conoscenza della storia del territorio in cui si abita, si vive e si lavora è il mezzo migliore, non solo per apprezzare il territorio stesso e sentirlo meno estraneo dalla propria visione del mondo, della propria cultura, ma anche il modo migliore per integrarsi, senza perdersi, senza per così dire annacquarsi”.

La conoscenza diventa, in questo caso, requisito fondamentale non solo per capire il contesto in cui si vive, ma anche per osservarne con occhio critico i difetti, in modo da poterlo apprezzare con coscienza critica e autonoma.

Scoprire la natura nella città

Vista sul lago all’interno del Giardino Pallavicini a Genova

Il secondo percorso si è svolto, invece, al Parco Durazzo Pallavicini, un giardino storico dell’Ottocento. Un percorso che, avvalorato dallo scenario naturalistico, è stato dedicato tanto alla conoscenza del contesto quanto ad un percorso di scoperta interiore. Accompagnati da Lidia Schichter, guida turistica professionista, i partecipanti hanno intrapreso:

“non una semplice passeggiata nel verde, ma un percorso interiore che porta a desiderare un cambiamento dentro di noi. A capire che la diversità se vista da vicino può essere una crescita e non un muro. Che la trasformazione del nostro modo di vedere apre alla bellezza in qualsiasi situazione ci troviamo a vivere”.

Lidia Schichter conduce i partecipanti alla scoperta del Giardino Pallavicini

Un primo bilancio: cosa abbiamo imparato 

Torino

I percorsi di Torino e Genova sono stati molto diversi fra loro,  sia per i contesti e le attività proposte, sia per la tipologia dei beneficiari.

E’ stato osservato un generale spirito di curiosità, partecipazione e di interesse, soprattutto verso la scoperta di luoghi e informazioni sulla storia delle città alle quali non era stato possibile accedere prima per i partecipanti.

Generazione Ponte insieme ai partecipanti del progetto in Piazza Carignano a Torino

Come ha sottolineato Roxana Olariu di Generazione Ponte (Torino), molti dei ragazzi hanno espresso la volontà di recarsi nuovamente nei musei, per mostrare quanto hanno appreso alle famiglie o ad altri amici, impegnandosi quindi a diventare a loro volta delle guide in questo percorso.

Un altro aspetto sicuramente favorevole, aggiunge Roxana, è stata la sinergia creatasi tra i diversi gruppi, la voglia di socializzare e mantenere i contatti anche terminato il progetto.

Genova

Una simile volontà di mettersi in gioco e proseguire questo processo di apprendimento è stata notata tra i beneficiari di Genova, perché l’iniziativa ha permesso di uscire dai confini – della casa, della famiglia, del quartiere – aprendosi alle possibilità offerte dalla città.

Come spiega SiMohamed Kaabour di Nuovi Profili, molte delle giovani madri che hanno aderito al progetto hanno avuto l’opportunità “di pensarsi parte attiva del tessuto sociale e culturale del territorio, e certamente la scoperta della storia della città di adozione è l’inizio di una presa di coscienza”.

Una delle giovani madre che hanno aderito al progetto insieme al suo bambino

Aggiunge, poi, “Notiamo ancora timidezza di alcune di queste giovani donne nell’esporsi, condividendo le proprie riflessioni in merito a quanto vivono, ma il tempo e la costante interazione che ci concede questo tipo di progetto possono aiutare le persone a sentirsi sicure di sé ed esprimersi senza badare troppo alla perfezione linguistica”. 

Ripensare l’accoglienza con pratiche innovative

Nonostante il generale entusiasmo e positività, la prima fase del progetto fa emergere con chiarezza alcuni punti critici: il problema dell’accessibilità economica, linguistica e sociale, l’isolamento nelle proprie comunità di appartenenza, la carenza di opportunità per approfondire la conoscenza del territorio (in cui si è giunti o si è nati) e per diventare protagonisti attivi nella fruizione culturale.

Sono aspetti da non trascurare e che chiedono di ripensare il significato di alcuni concetti come accoglienza, inclusione, partecipazione al di là delle logiche assistenzialiste, che circoscrivono la relazione con i cittadini con background migratorio a una dimensione di emergenza da contenere.

Cosa faremo? Monitoraggio dell’impatto e prossime azioni

Terminata questa prima fase, a Settembre condivideremo i risultati del sistema di monitoraggio messo a punto per valutare l’impatto generato e capire come proseguire a costruire in modo efficace i prossimi interventi.

Dal prossimo autunno, invece, avvieremo le fasi successive del progetto, di cui trovate una piccola anticipazione qui.

Per non perdere i prossimi aggiornamenti su Ritorno al Futuro continuate a seguirci sui social e iscrivetevi alla nostra newsletter!