Ricognizioni Culturali • Associazione Culturale IoDeposito

Per il nuovo appuntamento con la serie Ricognizioni Culturali, incontriamo Chiara Isadora Artico dell’Associazione Culturale IoDeposito (con sede a Pontebbia, in provincia di Udine) che promuove l’arte contemporanea come mezzo per valorizzare le competenze e favorire l’occupazione delle nuove generazioni.

Molte delle interviste pubblicate finora, sono parte di un più ampio progetto di ricerca condotto in collaborazione con Fondazione Santagata. Pubblicheremo il report dedicato durante l’autunno 2020.

 

Perché nasce l’Associazione Culturale IoDeposito? 

IoDeposito è stata fondata con la logica di sviluppare maggiori opportunità lavorative per la popolazione giovanile, in particolare della regione Friuli Venezia Giulia. Da un punto di vista metodologico abbiamo deciso di valorizzare le competenze per lo sviluppo del lavoro giovanile attraverso gli strumenti tipici dell’arte, produzione culturale e artistica.

Per avvicinare l’arte contemporanea ai ragazzi più giovani abbiamo creato degli atelier all’interno delle scuole. Non si tratta di spazi scolastici, ma veri e propri luoghi artistici e culturali in cui i ragazzi possono interagire in primo luogo con i nostri artisti, e anche con terapeuti ed educatori.

Quale approccio innovativo adottate per fidelizzare il pubblico?

Il nostro territorio non è abituato all’arte contemporanea, per cui abbiamo adottato più approcci. Le nostre comunità sono molto legate alla propria storia che presenta una serie di risvolti molto forti. In funzione di questa caratteristica, abbiamo realizzato BeSide War, un festival di arte contemporanea molto innovativo nelle pratiche e nelle forme; si insedia proprio in quei luoghi intrisi di storia, di memoria delle guerre che il territorio conosce molto bene e che ha eletto come importanti per la propria identità,.

Da un punto di vista creativo ci siamo specializzati nel favorire la rielaborazione delle memorie locali tramite gli artisti che invitiamo al festival o ad altre attività. La metodologia adottata dall’artista si rifà quasi ai metodi etnografici (incontri con la popolazione, interviste agli anziani, esplorazioni) per la ricostruzione di una memoria locale che si inserisce nel DNA delle opere d’arte. Questo metodo alimenta il senso di coinvolgimento dell’audience.

 

BeSide War Festival

 

Che ruolo gioca la Pubblica Amministrazione nella vostra strategia di operatività?

Abbiamo costruito una rete ampia di partner e istituzioni locali, soprattutto piccoli comuni, con i quali lavoriamo molto da vicino. Costruire questo tipo di relazioni sul territorio va di pari passo con l’ideazione dei servizi che proponiamo alle pubbliche amministrazioni. Vorremmo cominciare un processo simile anche con le aziende private, vendere servizi di natura artistica e creativa senza sbilanciarsi oltre da quello che è il nostro focus, mantenendo quindi la stessa logica.

Che rapporto intercorre tra la logica di mercato e gli obiettivi della mission dell’Associazione Culturale IoDeposito?

L’aspetto della logica di mercato non è contrario alla logica di immettere qualcosa di positivo nel mondo artistico e culturale che non abbia una parte del valore di mercato. Penso che si possano trovare delle vie di mezzo per essere in grado di offrire servizi di mercato senza andare ad intaccare quelli che sono i valori della mission, è questa la sfida.

Dal punto di vista morale non credo ci siano ostacoli, il problema è l’opposto: considerare il no-profit come un settore formato da gente che opera solo per bontà d’animo. È un settore come un altro che sostiene l’economia e ha bisogno di competenze e professionisti. Supportare una logica di mercato vuol dire portare professionalità nel settore artistico, ed è l’obiettivo che IoDeposito si è prefissato.

L’arte e la cultura sono degli strumenti potenti, noi lavoriamo con artisti professionisti, giovani che rispecchiano la mission, e per fare questo abbiamo bisogno di molte risorse. 

Quando avevamo uno spazio fisico, ragionavamo su operazioni di marketing legate a quel contesto, adesso che le nostre attività sono nomadiche, legate quindi a contesti culturali sociali specifici, il tipo di offerta che proponiamo è ripensato Per esempio abbiamo creato i “centri estivi”, ossia dei laboratori e atelier di arte contemporanea per ragazzi svolti durante l’estate e gestiti secondo le nostre pratiche e le nostre metodologie dentro il progetto ComfortZone.

Vi capita di incontrare ostacoli lungo il percorso per obiettivi più ambiziosi? 

Anche se siamo riusciti a far fronte a tutte le nostre strategie di operatività, l’impossibilità di avere un po’ di margine di respiro per la struttura, e non solo per i progetti, è una causa di rallentamento di espansione. Inoltre, dal punto di vista di esposizione economico-finanziaria la figura del legale rappresentante è debole per questo tipo di organizzazioni. Questo genera una forma di insoddisfazione che non è legata al raggiungimento degli obiettivi, ma ai rischi percepiti.

Credo che in Italia manchi un sistema valutativo reale e che possa essere realmente d’aiuto sia da parte del sistema bancario che da enti pubblici in materia di conferimento del credito. In Italia c’è una cultura generale di iper-attenzione alla parte burocratica che difetta gli strumenti che permettono di inserire nel computo valutativo la qualità del lavoro. Per esempio, laddove manchi un ranking finanziario bisognerebbe capire l’affidabilità dell’organizzazione da altri fattori.

 

Opera di Maria Xose Fernandez Iglesias

 

Quale forma di supporto finanziario e/o legislativo sarebbe essenziale per il settore artistico e culturale oggi in Italia?

Dal punto di vista legislativo bisognerebbe considerare in modo fluido e meno arzigogolato la retribuzione agli amministratori, un elemento che c’era fino a qualche anno fa ma poi è stato eliminato. Se il settore artistico evolverà con le generazioni giovani, ad oggi parliamo di persone senza patrimonio, e quindi lo saranno anche le loro amministrazioni; emerge il bisogno di favorire i processi gestionali e ordinarie anche attraverso un minimo di rimborso spese agli amministratori. Dobbiamo necessariamente tornare a quello altrimenti diventa un gioco a perdere oppure un gioco per solo volontari.

Da un punto di vista gestionale, finanziario e amministrativo, il mio secondo augurio che è che si possa andare verso il coinvolgimento di figure professionali nel nostro settore. Servirà una gestione delle risorse umane che permetta di fare delle scelte diverse rispetto a quelle che oggi si possono fare.

 

Marta Lodola

 

Cosa ti sentiresti di consigliare a dei giovani ragazzi che vorrebbero utilizzare i vostri strumenti per sviluppare nuove opportunità lavorative?

Noi siamo nati con molto sprint e poca formazione sulle questioni burocratiche, le abbiamo dovute sistemare strada facendo, anno per anno e le stiamo ancora sistemando. Quando sei giovanissimo non immagini tutto il background che si nasconde dietro le attività artistiche e culturali. Il consiglio che darei è di non sottovalutare il livello burocratico, a volte anche contraddittorio, e fare ricerca per comprendere meglio come muoversi. Sarebbe utile fare riferimento sin da subito a dei professionisti, per esempio un commercialista che ti aiuti a scrivere uno statuto in base alle norme vigenti. Sistemare queste cose subito significa investire ora per essere più sereni dopo.