Ricognizioni Culturali • The Goodness Factory

Penultimo appuntamento con la rubrica Ricognizioni Culturali, che ci ha portato alla scoperta di numerose e diverse organizzazioni del settore artistico e culturale, per conoscere modelli organizzativi, strategie di sostenibilità economica e pratiche innovative.

Nella nuova intervista incontriamo Daniele Citriniti, co-fondatore di The Goodness Factory, organizzazione nata nel 2014 con l’obiettivo di produrre e promuovere attività e linguaggi artistici, con particolare attenzione verso quelli emergenti.

 

Una delle associazioni che gestisce l’attività culturale e musicale di Off Topic di Torino è GOODNESS AC, di cui sei co-fondatore. Quale trasformazione sociale e/o culturale vi siete posti come obiettivo?

Daniele Citriniti: Come dice il nome stesso, The Goodness Factory, la nostra mission è portare al benessere della cultura, le persone, soprattutto gli artisti e gli operatori del settore, che ne hanno spesso bisogno e portare anche benessere nella comunità tramite la cultura. Ci piace il nostro lavoro e ci siamo specializzati sempre di più negli ambiti che abbiamo esplorato con una sorta di vocazione. Il rapporto con le persone nel nostro lavoro è fondamentale e porta alla costruzione di un sistema di rete relazionale che va molto oltre la rete formale. Amiamo l’innovazione e il cambiamento e ne facciamo una causa quotidiana. Se qualcosa non funziona, cerchiamo soluzioni, sempre replicabili, per farlo funzionare e restituiamo all’esterno il risultato.

Con quali strategie avvicinate il vostro pubblico all’offerta culturale che proponete?

DC: Raccontiamo il nostro lavoro con grande passione giorno per giorno, attraverso i mezzi di comunicazione che l’innovazione tecnologica ci offre, abituando sempre il nostro pubblico alle “buone pratiche” della comunicazione digitale, che in questo momento storico risulta essere un’arma a doppio taglio. Scegliamo con forza i progetti e le attività sulle quali ci impegniamo, coinvolgendo sempre il pubblico come partecipante attivo nell’esplorazione delle opportunità che ci si pongono davanti. Infine il pubblico condivide con noi i tutti i traguardi e le emozioni, specialmente sotto i palchi. Ci sentiamo una piccola comunità pensante che sfida il mondo in cui si è ritrovata a realizzare un modello sociale positivo e sostenibile.

 

Workshop in occasione del Reset Festival – foto di Ste Brovetto

Com’è garantita la sostenibilità economico-finanziaria del vostro modello? 

DC: GOODNESS AC è un ente no-profit che si basa sulle persone che ne fanno parte in maniera attiva. La sostenibilità di questa realtà è direttamente collegata all’impegno professionale mio e di Annarita Masullo (management artistico, direzione artistica e produzione eventi) che con me l’ha fondata e ai talenti dei ragazzi che ne fanno parte: Alessandro Montanaro, Alice Erspamer, Andrea Abbrancati, Chiara Montevecchi, Francesco Villa, Serena Abrignani, Gaia Sissi Bottarelli.

È un luogo di sperimentazione dove regna il concetto di intelligenza collettiva, laddove il singolo non può arrivare, arrivano la forza del team e le competenze degli altri. Progettiamo continuamente format culturali che testiamo internamente e poi riproponiamo all’esterno, tramite bandi o soggetti interessati ad investire, affianchiamo il percorso di artisti e professionisti della musica co-progettando e sperimentando insieme a loro nuove modalità di approccio con il mercato, potenziamo in comunicazione e produzione progetti culturali che necessitano di supporto, facciamo formazione e consulenza per organizzazioni emergenti del settore.

Svolgete attività di ricerca per ottimizzare i risultati delle vostre azioni? 

DC: Oserei dire che GOODNESS è strumento di ricerca in sé. Il nostro lavoro è costantemente articolato in archiviazione, analisi e report, dalla realizzazione di un evento all’affiancamento di un percorso artistico tracciamo tutte le fasi e le riportiamo internamente al team per verificarne le potenzialità e le criticità, e migliorarne i processi e gli output. La raccolta dei dati e la loro analisi è un metodo che ha penetrato completamente tutte le nostre attività. Ci sono inoltre anche progetti specifici, come ad esempio www.iosonolamusicacheascolto.it, che hanno come obiettivo lo studio e analisi dei dati per il settore. L’unico modo per trovare soluzioni che rispettino le esigenze e colmino le lacune del settore culturale è studiare e analizzare, per poi restituire dei dati che possano essere base di partenza per l’ideazione.

Attingendo al vostro bagaglio di esperienze, quali errori consiglieresti di evitare a chi vorrebbe percorrere una strada simile a quella svolta dalla vostra organizzazione?

DC: Tutti gli errori vanno commessi per trovare la propria strada nell’ambito della creatività e dell’innovazione. Dagli errori si impara, quindi preferirei mettere in  guardia rispetto ai timori e alle convinzioni. Convertire i timori in approfondimento delle proprie insicurezze, studiando e sperimentando, trasformandoli quindi in nuove competenze e scoperte che avranno un grado di consapevolezza maggiore. Evitare i pregiudizi, convertire le convinzioni in nuove sfide, con la faccia allenata a prendere porte in faccia, ma le orecchie e la testa sempre ricettive rispetto nuove idee e punti di vista diversi.

Quindi, saper fieramente cambiare idea. Percorrere la propria strada coraggiosamente consapevoli del fatto che è tra le più tortuose e incolte, in modo eclettico, ma estremamente professionale.

 

Lo staff di The Goodness Factory - foto di Damiano Andreotti

 

Con iniziative come Storie in Cameretta o Stay ON per cui avete collaborato, sono state offerte alternative concrete alla fruizione dal vivo di musica e cultura durante la fase 1 dell’emergenza sanitaria. Pensi che i vari contenuti artistici e culturali messi a disposizione gratuitamente per il popolo del web durante il lockdown influenzeranno la fruizione post-COVID19? Può essere considerata una nuova modalità per intercettare nuovi pubblici? 

DC: Storie in Cameretta è un progetto di Off Topic in collaborazione con l’Associazione Culturale STAR e Stay ON un progetto sviluppato dall’Associazione di Categoria dei Live Club e Festival italiani KeepOn a livello nazionale e al quale Off Topic ha partecipato con il suo format ON TOPIC. Goodness ha supportato entrambi i progetti per la direzione artistica, la produzione e la comunicazione. Rispetto al futuro si dovranno ideare nuovi modelli, ma nel rispetto della filiera.

Gli eventi hanno una natura di fruizione fisica e aggregativa da parte del pubblico per la quale non possono essere sostituiti da una fruizione digitale e isolante. Inoltre le filiera degli eventi è composta da numerose figure professionali che rimarrebbero senza occupazione. È complessa la ripartenza e anche l’identificazione di strumenti digitali che possano rispondere alle esigenze del settore. È indispensabile che i player del mercato e le Istituzioni si pongano davanti a queste condizioni al fine di non replicare ciò che è successo nella discografia e per il cinema con l’avvento del digitale.