Ricognizioni Culturali • Tournée da Bar

Prosegue l’appuntamento con Ricognizioni Culturali: dialoghi e prospettive per nuovi modelli di cambiamento, lo spazio del nostro blog dedicato alle interviste con organizzazioni del settore artistico-culturale, per scoprire insieme ai protagonisti pratiche innovative di produzione e gestione.

Nell’autunno 2020, pubblicheremo insieme ai nostri partner Fondazione Santagata il report con i risultati della ricerca, dove saranno disponibili anche tutte le interviste.

Ricognizioni Culturali, però, vuole essere anche una finestra di dialogo attivo, aperta ad uno scambio continuo: tutte le organizzazioni interessate a raccontarsi e a condividere, in particolare, le azioni intraprese in questo periodo di emergenza, possono scriverci all’indirizzo info@nestaitalia.org.

Saranno considerate quelle operanti da almeno un anno, che svolgono attività ad impatto culturale e sociale e che hanno una struttura organizzativa tale da rispondere alla maggioranza delle domande previste dall’intervista.

In questo nuovo blog post, Davide Lorenzo Palla ci racconta il progetto che scardinato tutti i luoghi comuni sul teatro e il suo pubblico, creando una nuova nicchia di mercato: Tournée da Bar.

Qual è stato il percorso che ha portato alla nascita di Tournée da Bar?  

Davide Lorenzo Palla: Tournée da Bar nasce nel 2011 dalla mia passione per il teatro e spettacolo dal vivo, dalla mia voglia di creare qualcosa di nuovo e dalla necessità di ottimizzare il lavoro.

Dopo essermi diplomato presso La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano ho cominciato a lavorare con diversi teatri stabili in giro per l’Italia, facendo la famosa “gavetta dell’attore”. Durante questa fase ho sentito l’esigenza di creare uno spettacolo diverso, un teatro in grado di parlare ai giovani in maniera schietta e diretta, coinvolgendoli e facendoli appassionare all’arte della scena.

Una sera ero con degli amici in un bar e stavo raccontando della difficoltà di trovare un luogo adatto per la mia iniziativa. Ad un certo punto mi sono ritrovato in piedi su un tavolino a declamare versi, si è creato silenzio nel bar e poi è scattato l’applauso. In quel momento è come se si fosse accesa una lampadina e ho realizzato che in realtà esisteva un luogo dove avrei potuto portare i miei spettacoli: nei bar.

Così, ho dato vita a un’impresa culturale che produce e offre eventi di intrattenimento basati sui grandi classici del teatro nei luoghi della quotidianità. Creiamo situazioni informali che coinvolgono il pubblico con l’obiettivo di risvegliare il cuore e la mente degli spettatori.

In quale mercato si è inserito Tournée da Bar e come lo avete identificato?  

D.L.P:Abbiamo operato con la Strategia Oceano Blu, ossia ideare un nuovo mercato per diventare leader in un settore che tu stesso hai creato.

In realtà, non lo abbiamo proprio inventato, perché c’è sempre stato il teatro canzone, i giullari nelle osterie, nelle taverne, ma dieci anni fa il mercato degli spettacoli teatrali da bar era diverso.

L’idea di veri e propri spettacoli teatrali che vanno a cercare un nuovo tipo di committente si sta sviluppando molto in questi anni. In questo senso abbiamo fatto da apripista all’interno di questo mercato.

Lo stampo imprenditoriale che caratterizza la vostra organizzazione è molto marcato. Come si è radicata questa attitudine e quali influssi ha sull’aspetto artistico della vostra iniziativa?

D.L.P:L’attitudine imprenditoriale si è delineata nel tempo. Solo successivamente ho capito che portata potesse avere l’iniziativa e quindi investire maggiormente in questa direzione. Anche il fatto di focalizzare la mia attività nell’ambito dell’audience development e audience engagement è qualcosa che è arrivato nel tempo.

Ho sviluppato questa propensione anche grazie ai bandi che abbiamo vinto negli anni con Tournée da Bar. Mi viene in mente, per esempio, il bando promosso da CheFare, con il quale siamo partiti, il bando Open di Compagnia di San Paolo e infine FUnder35 di Fondazione Cariplo. Queste tre occasioni ci hanno aiutati a crescere e strutturarci.

L’aspetto imprenditoriale ha sicuramente influito sulla proposta artistica e sui processi di comunicazione e promozione, poiché ci ha portato ad ottimizzare le risorse e lavorare per cercare di renderci riconoscibili agli spettatori come un vero e proprio brand.

In più ho cercato di creare un modello di spettacolo dal vivo che potesse essere agile e flessibile, per abbattere i costi e aumentare le possibilità di replicabilità dell’iniziativa. Chiaramente, perché tutto questo regga è necessario puntare sulla qualità del comparto artistico, che deve essere molto elevata.

Che tipo di azioni avete messo in atto per raggiungere la vasta attenzione di cui godono i vostri spettacoli?

D.L.P:Abbiamo cercato di lavorare tantissimo su comunicazione e marketing per arrivare a un pubblico giovane che potesse frequentare i bar di Milano e in seguito abbiamo avviato l’attività su tutto il territorio nazionale. L’aspetto dei social network è stato cruciale sin da quando Tournée da Bar è nato.

Nel 2012 per esempio l’utilizzo di Facebook non era così sviluppato come lo è oggi. Andare a coinvolgere il pubblico sui social network ci ha permesso in quegli anni di affacciarci su un nuovo tipo di mercato e su un pubblico tendenzialmente più giovane rispetto a chi solitamente frequenta i teatri.

Tournée da Bar mette due tipologie di pubblico in relazione: il pubblico dei teatri e i teatri stessi, il pubblico dei bar e i bar stessi. Cerchiamo di offrire gli uni agli altri. Abbiamo in primis fidelizzato i nostri spettatori. I nostri eventi sono gratuiti per cui ci sono spettatori che tornano a vedere gli spettacoli più volte.

In un secondo momento abbiamo cominciato a chiedere agli spettatori di suggerirci locali e bar nel resto d’Italia, raccogliendo queste segnalazioni su una piattaforma online creata appositamente. In questo modo si è attivato un contagio culturale positivo che ci ha permesso di scovare alcuni bar e locali inimmaginabili.

Permettere al pubblico di consigliarci nuovi luoghi in cui portare i nostri spettacoli – renderlo in un certo senso partecipe nella fase decisionale – è per noi un’azione di coinvolgimento della community, lo spettatore deve stare sempre al centro dell’esperienza di Tournée da bar

Ci sono stati dei fattori che in passato hanno frenato in qualche modo l’evolversi dell’attività di Tournée da Bar?

D.L.P:Il mondo dello spettacolo è un ambiente faticoso, mi riferisco in particolare all’aspetto normativo. Le pubbliche amministrazioni sostengono le organizzazioni solo in caso di deficit, questo vuol dire che un’impresa virtuosa non verrà mai sostenuta.

Il più delle volte il supporto che arriva dallo stato e dalle pubbliche amministrazioni non è sufficiente e la gestione dello stesso è ostico dal punto di vista amministrativo e di rendicontazione.

Quindi, se da un lato abbiamo questo meccanismo strano, dall’altro il fattore culturale non aiuta. Penso a chi considera che con la cultura non ci sia un ritorno economico o la cultura come qualcosa che non si paga, per cui a volte è difficile coinvolgere le imprese, che possono ad esempio avvalersi di processi artistici per incrementare il proprio fatturato, la propria attività o la percezione di benessere all’interno dell’azienda stessa da parte dei lavoratori.

È qualcosa di molto importante, ma spesso non è percepito in quanto tale. Le imprese creative driven sono un ottimo esempio di come possano essere applicati processi e percorsi artistici a sostegno di imprese interessate alla vendita di prodotti e servizi.

Quali sono gli elementi che operativamente vi rendono più flessibili al fine di rafforzare la vostra impresa?

D.L.P:Fluidità, rapidità e diversificazione. Fluidi nell’inventare nuove modalità di operare e rapidi nel cambio di rotta. Infine, diversificare: avere tanti ambiti di riferimento.

Inoltre, dedichiamo un paio di momenti all’anno allo studio e alla ricerca, cercando di capire cosa e come possiamo sviluppare per crescere. Basiamo la nostra R&S principalmente sulla struttura dell’organizzazione, per conoscere e capire bene la propria realtà. Ci prendiamo del tempo anche per ipotizzare quale ambito possa garantire uno sviluppo più ampio e anche un buon margine di guadagno per possibili investitori.

Avete pensato a potenziali sviluppi tecnologici?

Questa è una parte del progetto su cui stiamo ragionando e che portiamo avanti durante la fase di lavoro sul business model: ci piacerebbe sviluppare un’applicazione che possa mettere in contatto bar, artisti e spettatori.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe entrare nel mercato per il quale avete fatto da apripista, citando le tue parole?  

D.L.P: Studiare bene il mercato e il proprio modello di business per capire come essere realmente sostenibile, perché questa parte può essere fondamentale per la propria crescita e il proprio sviluppo. Ho il timore che attraverseremo un periodo difficile in futuro dal punto di vista di contributi pubblici e privati a sostegno della cultura, per cui prima si impara a stare in piedi con le proprie gambe, meglio è.

Quali prospettive immaginate per i prossimi anni?

D.L.P: Vorrei che la nostra crescita restasse costante, di scalare sempre di più questo modello, e vedere sempre più compagnie che girano l’Italia. Immagino e spero di trovare nuove forme e nuove modalità per generare utili. Ed è quello per cui sono a lavoro in questo momento.

Ci sono tanti progetti che stiamo sviluppando e ce ne sono alcuni che potrebbero aprire a scenari interessanti. Speriamo tra dieci anni di essere lungo quella scia e di goderci i risultati di tutto il lavoro che abbiamo svolto in questi anni.

La linfa vitale di un’impresa come la vostra è la vita di aggregazione, nel caso di Tournée da bar, nei locali, nei bar appunto. Il ritorno a questo stile di vita si prefigura come un’incognita, una variabile complessa. In questi giorni avete avuto modo di riflettere su una nuova e ipotetica fruizione dei vostri spettacoli?   

D.L.P:Sicuramente non è facile ora ipotizzare come e quando si potrà tornare a fare spettacolo dal vivo nei teatri ed anche in bar, circoli e locali notturni. Si stanno muovendo in tanti per capire come aprire le sale rispettando le norme oppure quali iniziative inventare per continuare ad offrire al pubblico una proposta artistica. Devo ammettere che il teatro in streaming non mi convince. Può essere una necessità dettata da questo momento, ma secondo me non è teatro.

Il teatro è compartecipazione attiva ad un rito collettivo e catartico che prevede la compresenza di attore e spettatore. Questo però non vuol dire che il teatro non si possa raccontare attraverso i nuovi canali di comunicazione. Anzi, in questo momento è molto importante tenere alto l’interesse del pubblico nei confronti dell’arte scenica.

Per questo, per quello che mi riguarda, sono a lavoro per ideare un pacchetto di nuovi prodotti, servizi e strategie di comunicazione con l’obiettivo di avvicinare nuovi spettatori  al mondo del teatro.

Se poi queste nuove strategie, prodotti e servizi troveranno l’interesse di interlocutori del mondo teatrale, allora avremo identificato un nuovo mercato di riferimento per continuare ad espanderci e rendere sostenibili le nostre attività.