Ripensare lo sviluppo sostenibile e la Tech for Good dopo la pandemia

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile come riferimento per l’area “Tech for Good”

Negli ultimi anni, il mondo dell’innovazione sociale digitale si è espanso esponenzialmente, dando vita a una ricca serie di interpretazioni relative al significato dell’espressione “Tech for Good”. Naturalmente, diversi contesti attribuiscono diversi significati al concetto di tecnologia per il sociale.

Come abbiamo definito in un precedente articolo, Nesta Italia concepisce le soluzioni Tech for Good all’interno del contesto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (in inglese noti come SDGs). Infatti, il potenziale impatto positivo che può avere la tecnologia digitale sulle sfide sociali del nostro tempo è considerato attraverso la possibilità di utilizzare strumenti digitali al fine di raggiungere uno o più obiettivi identificati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. 

Cosa sono gli SDGs

Con un orizzonte temporale di 15 anni, gli SDGs costituiscono il piano globale per sconfiggere la povertà e la fame, combattere le disuguaglianze sociali, affrontare il cambiamento climatico e raggiungere un sistema di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale. I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile––che includono 169 traguardi e 230 indicatori––rappresentano infatti un linguaggio comune per la connessione e condivisione di strategie e conoscenze, nonché uno strumento trasformativo per affrontare le sfide di oggi attraverso una lente intersettoriale, olistica e inclusiva. 

Gli SDGs seguono gli MDGs, ovvero Millennium Development Goals, approvati nel 2000 e anch’essi concepiti all’interno di un arco temporale di 15 anni. Gli MDGs erano composti da 8 obiettivi, 21 traguardi e 60 indicatori. In particolare, si caratterizzavano per la loro attenzione al settore dello sviluppo internazionale e dunque si riferivano specificatamente ai cosiddetti “paesi in via di sviluppo”.  

Al compimento dei 15 anni dei MDGs, la comunità internazionale si è nuovamente riunita per considerare le nuove sfide presenti, stabilendo così che il percorso verso la prosperità sociale ed economica deve necessariamente poggiare le fondamenta su un paradigma di tipo sostenibile, che consideri ogni obiettivo in maniera olistica e trasversale. 

A differenza degli MDGs, che si riferivano principalmente ai paesi considerati in via di sviluppo, l’Agenda 2030 ha un carattere universale. Infatti, non solo ambisce a una collaborazione e a un coinvolgimento di tipo globale, ma concepisce i 17 Obiettivi e 169 traguardi in maniera interdisciplinare come mai era stato fatto prima a livello internazionale.

Infatti, ogni Obiettivo è interconnesso agli altri, e concepito attraverso un paradigma che unisce dimensioni sociali, economiche, e ambientali. Gli obiettivi di tipo sociale/economico sono quindi sempre considerati in maniera interdipendente e integrata, e con particolare attenzione riferita alla priorità ambientale.

A che punto siamo arrivati

Nel 2020, la comunità  internazionale ha visto la pandemia globale di COVID-19 avere un impatto drammatico sul processo di sviluppo globale. Infatti, la crisi sanitaria ha presentato nuove e importanti sfide rispetto al percorso stabilito dagli SDGs, causando il primo aumento nei tassi di povertà mai visto dal 1998.

Secondo una stima della Banca Mondiale, infatti, il numero totale di persone in stati di estrema povertà (sotto ai US$1.90 al giorno) aumenterà di 40-60 milioni nel 2020 rispetto all’anno precedente. Inoltre, la ricerca indica che la percentuale della popolazione mondiale che vive con US$3.20 al giorno potrebbe crescere del 23%, salendo da 40 a 150 milioni di persone. Da un incremento del tasso di disoccupazione all’aumento dei prezzi e l’interruzione di servizi come la sanità e scuola, la pandemia ha avuto e avrà conseguenze particolarmente dannose sulle popolazioni più svantaggiate.

Circostanze di questo tipo rappresentano un serio ostacolo al compimento del piano di collaborazione internazionale studiato nel 2015 alle Nazioni Unite, rendendo così particolarmente ostico il raggiungimento degli SDGs entro il 2030. Prevedibilmente, l’Obiettivo più seriamente colpito dalla pandemia è il terzo, che ambisce ad assicurare la salute e il benessere di ogni cittadina e cittadino. Le Nazioni Unite però sottolineano che il coronavirus non è soltanto una crisi sanitaria, ma soprattutto una crisi sociale ed economica.

Infatti, come riportano in una recente ricerca, la pandemia globale potrebbe aumentare la povertà globale di addirittura un miliardo di persone, ovvero l’8% della popolazione mondiale totale, con conseguenze sulla sanità, l’accesso all’acqua e ai sanitari, fino ad avere un impatto sull’educazione e diritti umani e, nei casi più severi, la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Nonostante ciò, la pandemia rappresenta anche un’importante opportunità per cambiare i paradigmi antropocentrici che hanno ormai caratterizzato le società moderne per secoli. Infatti, le circostanze senza precedenti che hanno animato la maggior parte del 2020 ci hanno mostrato come sia effettivamente possibile costruire un ordine sociale che metta in discussione il paradigma di consumo e produzione su cui si costruiscono gran parte dei sistemi sociali contemporanei.

Di cosa c’è bisogno adesso

La pandemia ci ha dimostrato in maniera tragicamente tangibile quanto siamo tutti connessi, quanto le sorti di uno influiscano inevitabilmente sulle sorti dell’altra e, di conseguenza, quanto gli sforzi per una collaborazione internazionale e globale siano necessari e indispensabili.

Inoltre, il COVID-19 è stato ed è tuttora espressione di una crisi ambientale che si manifesta sempre più prepotentemente. Questa ha dunque richiamato l’attenzione della comunità internazionale, soprattutto in seguito alla testimonianza di numerosi scienziate e scienziati che hanno sottolineato la connessione tra lo sfruttamento non sostenibile, cieco e intensivo di terra e risorse naturali e il pericolo di pandemie globali. 

Agire in cinque aree fondamentali

In risposta alle difficoltà incontrate a livello globale negli ultimi cinque anni, le Nazioni Unite hanno identificato una serie di misure necessarie per il raggiungimento degli SDGs entro il 2030. In particolare, sono state evidenziate cinque principali aree di azione su cui concentrarsi:

  1. Prima la Salute: Protezione dei Servizi Sanitari Durante la Crisi: i sistemi sanitari sono sopraffatti dalla domanda di servizi generati dalla pandemia di COVID-19. Quando i sistemi sanitari collassano, sia la mortalità dovuta alla pandemia che quella dovuta ad altre condizioni aumentano drammaticamente. L’ONU propone quindi di facilitare e sostenere (a) le forniture e i dati a sostegno di servizi clinici essenziali, (b) la riduzione degli ostacoli finanziari per i servizi essenziali e l’accelerazione dell’accesso alle tecnologie emergenti, quali ad esempio la diagnostica, e (c) una concentrazione particolare sui soggetti più vulnerabili della società. 
  2. Protezione delle Persone e Servizi Sociali di Base: questo è un momento critico per l’attuazione di un piano di protezione sociale e l’opportunità di raggiungere tutti i gruppi della società con servizi di base. L’ UN development system (UNDS) sosterrà i governi a fare scelte politiche e programmatiche che consentano di fornire in modo efficiente ed efficace una protezione sociale ed economica alle persone in stato di bisogno, prevenendo così l’aumento del tasso di povertà e fornendo stimoli economici. In particolare, l’UNDS sosterrà soluzioni che garantiscano che i bisogni delle persone colpite siano soddisfatti in modo tempestivo ed efficace. Le azioni saranno guidate da una partecipazione costante del corpo cittadino, a sostegno dell’importanza dell’intelligenza collettiva.
  3. Protezione del Mercato del Lavoro e dell’Economia: per proteggere i posti di lavoro e i redditi dei lavoratori più vulnerabili, comprese le PMI, i lavoratori autonomi, i lavoratori salariati giornalieri e i lavoratori migranti, le Nazioni Unite propongono tre pilastri d’azione: (a) politiche fiscali e monetarie attive per stimolare l’economia e l’occupazione nel complesso, sviluppate al fianco di investimenti nell’economia assistenziale, vale a dire i settori della sanità e dell’istruzione, nei quali le donne rappresentano i tre quarti dell’occupazione totale; (b) un sostegno finanziario immediato alle PMI e ai lavoratori autonomi, attraverso misure come sovvenzioni, prestiti e sgravi fiscali, e (c) la protezione dei soggetti più vulnerabili, attraverso assicurazioni sociali specifiche e l’accesso ai servizi di assistenza per i/le lavoratori/trici che devono continuare a lavorare durante i periodi di lockdown.
  4. Risposta Macroeconomica e Collaborazione Multilaterale: le economie della grande maggioranza dei paesi del mondo avranno bisogno dello spazio fiscale per finanziare le misure di risposta alla pandemia di COVID-19. Tuttavia, molti paesi considerati in via di sviluppo––e in particolare quelli già fortemente indebitati––non saranno in grado di raccogliere le risorse necessarie. Il 44% dei paesi più poveri era già ad alto rischio di sofferenza del debito prima della pandemia. A livello nazionale, i quadri integrati di finanziamento (INFF) forniscono una serie di strumenti per collegare meglio i processi di pianificazione e finanziamento. Inoltre, l’ONU ha già presentato iniziative e strumenti innovativi per liberare risorse per gli SDGs e gli investimenti nella lotta al cambiamento climatico. Ad esempio, la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC) ha proposto di convertire il debito estero dei Caraibi in pagamenti annuali in un fondo di resilienza, che può essere una fonte di finanziamento per gli investimenti per la risposta alla crisi e il raggiungimento degli SDGs. Sembra quindi essere giunto il momento di attuare proposte come queste e di prendere in considerazione iniziative simili per altre regioni del mondo.
  5. Coesione e Resilienza Sociale: le comunità saranno vittime dirette dell’impatto socioeconomico della pandemia di COVID19, e al tempo stesso avranno la chiave per appiattire la curva, rispondere alla pandemia e garantire una ripresa a lungo termine. Le Nazioni Unite quindi riconoscono che, per far sì che queste possano partecipare al raggiungimento degli SDGs, sarà necessario fare una serie di investimenti nella loro ripresa. La capacità di mitigare l’impatto socioeconomico della pandemia di COVID19 dipenderà in gran parte dai governi locali e da soluzioni e risposte personalizzate, guidate dalle comunità e che vedano come protagonisti le donne, i giovani, e i gruppi socialmente ed economicamente marginalizzati. Sembra quindi essenziale favorire la fornitura di servizi basati sulla comunità, la pianificazione partecipativa e la supervisione locale dei servizi.

La visione di Nesta Italia

Per ognuno di questi ambiti, le tecnologie emergenti rappresentano un’importante opportunità. L’area Tech for Good di Nesta Italia si posiziona quindi come un’iniziativa di connessione, promozione e disseminazione di tutti quegli strumenti volti al raggiungimenti degli obiettivi qui presentati. 

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