Scuole Dada: spazi innovativi per comunità didattiche sperimentali

Cosa rende gli investimenti in tecnologia efficaci e incisivi nel cambiamento delle scuole e dei sistemi d’istruzione?

Per rispondere a questa domanda il progetto di ricerca “Making the most from technology in education systemssta esplorando nove casi studio (tre in Italia, sei dal resto del mondo) che suggeriscono modelli sperimentali per la valorizzazione degli investimenti tecnologici nelle scuole.

Tra i diversi casi analizzati, Scuole Dada (Didattica per Ambienti di Apprendimento) è un programma di innovazione scolastica focalizzato su una radicale riorganizzazione spaziale, spinta dall’idea di far diventare le lezioni un laboratorio e una biblioteca digitale dove tecnologie, contenuti digitali e arredi funzionali e accessibili sono realizzati in base alle esigenze di insegnanti e studenti per particolari discipline.

In Italia la maggior parte delle scuole sono organizzate per classi che si trovano in aule prefissate. Di solito gli insegnanti si spostano negli spazi delle scuole e dividono le ore di insegnamento nelle diverse classi assegnate durante le giornate di lavoro. Con grande difficoltà nell’accesso alle aule dedicate all’insegnamento sperimentale (laboratori, biblioteche etc.) per le richieste sovrapposte rispetto alla reale possibilità di ospitare studenti.

Scuole DADA è un movimento nato con l’intento di sovvertire questa logica: valorizzando le potenzialità della scuola italiana con una metodologia in grado di rispondere alle esigenze di una nuova generazione di studenti, per affrontare le future sfide sociali e lavorative.  Separando i due concetti di classe e aula attraverso la riorganizzazione dello spazio fisico delle scuole e la fornitura di tecnologie per l’educazione sperimentale. La creazione di spazi dedicati per i dipartimenti per potenziare gli insegnanti nella personalizzazione delle attività didattiche, fornendo un catalogo off-shelf e strumenti didattici per scopi specifici. L’idea è di combinare l’alta qualità dell’istruzione scolastica italiana, con la funzionalità organizzativa della matrice anglosassone.

In Dada anche il processo di empowerment degli studenti è centrale e offre agli insegnanti più tempo e fiducia per gestire l’innovazione del proprio ruolo. Dato che gli studenti si spostano nelle diverse aule in momenti diversi, viene data loro una diversa consapevolezza dell’uso di spazi e degli strumenti didattici. Più attivo e più coinvolgente nello spazio e negli strumenti utilizzati. L’idea del movimento è trasferire un senso di appartenenza all’intera scuola dentro e fuori l’aula oltre che in spazi reali e virtuali.

Il programma ha la caratteristica di un’iniziativa dal basso in cui, per superare l’organizzazione tradizionali delle scuole, sono stati attivati strumenti tecnologici capaci di riorganizzare la dimensione temporale e spaziale delle attività di insegnamento. Hanno evitato la tensione potenziale con il sistema tradizionale trovando soluzioni alternative anche per aggirare anche gli ostacoli burocratici.

Illustrazione di sintesi del modello Dada (fonte: www.scuoledada.it )

 

Tra le prime scuole in Italia segnaliamo nel 2011 l’Istituto Fermi di Mantova con le “classi senza aula” facendo sì che ogni spazio-laboratorio-didattico/aula si identificasse rispetto alla disciplina insegnata. Furono chiamate “aule disciplinari”, concetto poi evolutosi, anche grazie ad Indire nelle “Aule Dada”.

Relativamente al caso studio selezionato per il report (Movimento Scuole DADA) IL liceo scientifico Kennedy di Roma è stata la prima scuola a sperimentarne l’organizzazione, attualmente al suo quinto anno di attività. Il progetto coinvolge tutti gli edifici scolastici in cui si svolgono le attività della scuola, tra cui 870 studenti, 38 classi per circa 80 insegnanti.

Come da modello, le aule sono state divise per dipartimento. Gli insegnanti che insegnano le stesse materie usano aule “in rotazione” dedicate all’insegnamento con attrezzature tecnologiche dedicate e un approccio da laboratorio dell’apprendimento. La biblioteca scolastica è stata smembrata e divisa per settore a cui si aggiunge un catalogo digitale di contenuti accessibile grazie agli strumenti dedicati in ogni classe. Sebbene le classi siano unite dai dipartimenti, sono stati creati degli spazi per le interazioni tra insegnanti con compiti diversi.

L’implementazione del modello Dada è stata graduale e collegiale, dopo quattro delibere del collegio dei docenti. Una commissione e un gruppo di ricerca tra gli insegnanti sono stati formati su base volontaria per pianificare le diverse fasi con cui monitorare lo sviluppo del modello.

Le risorse per la realizzazione del progetto sono state raccolte da linee di finanziamento pubblico a cui la scuola ha avuto accesso, con un ruolo chiave del contributo volontario da parte di insegnanti e familiari degli studenti. Questi hanno sostenuto lo sviluppo condividendo le loro competenze e il loro tempo, in particolare per la progettazione e per gli aspetti amministrativi e regolativi.

Per concludere, durante  l’intervista alla dirigente scolastica Lidia Cangemi, (nonché program leader del movimento, ndr) sono state sottolineate una serie di raccomandazioni utili dirigenti e insegnanti che vogliono cimentarsi in un simile programma di innovazione nel proprio istituto. Le riportiamo qui:

Per sviluppare questa tipologia di progetti ci vuole coraggio, se ti fermi al primo ostacolo burocratico difficilmente potrai sperimentare e trovare la soluzione ai problemi, (…) c’è sempre un rischio

La formazione ha avuto un ruolo centrale nel guidare gli insegnanti verso la nuova organizzazione didattica e l’uso di strumenti tecnologici (…)”Per convincere il personale scolastico e le famiglie a spostarsi dalla loro “zona di comfort“, è necessario un graduale processo di informazione rispetto ai vantaggi che si possono ottenere (…)”

La scheda completa di Scuole Dada così come di altri 8 casi innovativi sarà pubblicata nel report Making the most of technology in education systems che lanceremo il 12 Giugno 2019.