Sistemi Plurali

Nel nostro precedente blogpost avevamo annunciato la partnership di Nesta Italia con Clac per il Festival Nuove Pratiche 2019: uno degli appuntamenti annuali più a Sud per l’innovazione sociale e culturale italiana, che si è sempre contraddistinto per la sua capacità di guardare con sguardo critico e creativo alle grandi sfide e ai temi sociali dei nostri tempi.

Poco più di una settimana dalla chiusura dell’edizione di quest’anno, raccontiamo quali sono i principali spunti, idee e prospettive che abbiamo riportato a casa e da cui faremo ripartire la nostra progettazione.

Nuove Pratiche 2019, indagando il tema delle Comunità Planetarie, ha preso la forma di una riflessione attorno a temi quali migrazioni, conflitti interculturali, diritti e cittadinanza, nuove forme di economie e ineguaglianze, visioni radicali e conservatrici su futuri ineluttabilmente comuni.

La tre giorni è stata per noi un’opportunità di co-curatela preziosa, un modo per continuare a riflettere su un filone tematico complesso e multisfacettato, quello delle comunità del futuro, in cui ci chiediamo: saremo in grado di impegnarci in un processo di ricerca e applicazione di soluzioni creative per la costruzione di un futuro comune? Come i contesti territoriali, le progettualità e le responsabilità condivise dalle comunità potranno contribuire a questo scenario?

Siamo tornati da Palermo senza una risposta precisa, ma consapevoli della necessità di costruire e supportare occasioni pubbliche di confronto al fine di approfondire la nostra conoscenza, “mettere insieme persone che hanno interessi distinti o confliggenti, che non hanno simpatia reciproca, che non sono alla pari o che semplicemente non si capiscono tra loro” (Richard Sennett, Insieme, 2012).

Immaginare per costruire

Osservazioni tratte dal keynote speech “Imagination to Learn. The landmakers. Case Study of Places of Hope” di Suzanne Potjer, Urban Future Studio, Utrecht University

Viviamo nell’era del boom dell’economia della conoscenza, in cui il sapere, nella forma di dati e informazioni, gioca un ruolo fondamentale attraverso infrastrutture digitali e non, media, prodotti, reti tangibili e intangibili.

In questa nuova rivoluzione industriale, dove esseri umani, macchine e culture in costante movimento e scambio si interfacciano con forme di intelligenze artificiali, è cambiato il modo in cui le persone lavorano per raggiungere degli obiettivi comuni. Come nel Giardino Planetario di Gilles Clément, sito privilegiato per la mescolanza planetaria dove specie diverse, non necessariamente destinate a incontrarsi, si innestano in una coesistenza comune; così meccanismi di collaborazione e solidarietà fluidi si innescano su scala decentralizzata. L’affiorare di nuove leadership e forme di fiducia basate sulla sperimentazione e la realizzazione di immaginari comuni, incentivano l’uso della creatività per dar forma a nuovi luoghi di speranza.

Viviamo un nuovo sistema economico e sociale in cui il radicato ruolo dell’economia della conoscenza può mettere uomini, tecnologie e territori in posizioni di divergenza e conflitto. In questo scenario la creazione di nuovi scenari e visioni alternative diventano strumenti indispensabili per l’inclusione sociale e interculturale.

Valorizzare l’abilità umana dell’immaginazione come più potente strumento per affrontare le attuali problematiche sociali complesse, si rivela essere l’essere la sfida più grande che dobbiamo necessariamente affrontare per costruire una società più inclusiva e democratica. Occorre ripensare i modelli di accesso ai capitali e alle opportunità produttive, riconsiderando i sistemi educativi in modo da favorire la creazione di nuove competenze sperimentali, accompagnando le nuove generazioni nel passaggio a modelli cooperativi e sostenibili, capaci di diffondere una cultura democratica all’innovazione nelle istituzioni governative e nelle amministrazioni. Solo così sarà possibile dar forma a nuovi ruoli per organizzazioni intermediarie capaci di ridurre il rischio finanziario e promuovere nuovi strumenti di supporto alle pratiche.

In questo ecosistema in costante mutamento, emergono iniziative locali ad alto carattere sperimentale, strettamente connesse alla cultura dei luoghi per i quali sono progettate, portate dai cosiddetti land-makers: cittadini che si impegnano nel dar forma a possibili soluzioni a problematiche locali, offrendo scenari di speranza per la costruzione di un futuro comune, valorizzando il potenziale del presente.

Le Nuove Pratiche presentano un tasso di rischio elevato per la loro natura sperimentale, ma grazie ad essa attivano collaborazioni dirette tra promotori e comunità, catalizzando movimenti culturali e condividendo responsabilità concrete: punti di forza che spesso non trovano riscontro nella capacità di innescare un vero e proprio cambiamento sistemico.

E’ qui che entra in gioco il ruolo e l’importanza decisiva dell’arte, della cultura e della creatività come canali di trasmissione di progetti esperienziali, difficilmente traducibili in modelli fissi per processi di apprendimento teorici e statici.

Le nuove pratiche mutano, in un processo di costante autocritica e ridefinizione.

Laboratori spaziali e spazi laboratorio

Osservazioni tratte dal keynote speech “Costruire lo spazio comune” di Stefano Ragazzo, Orizzontale

Nel 1925, Walter Benjamin inaugura il concetto di “città porosa” parlando di Napoli: “L’architettura è porosa quanto questa pietra […] Si evita ciò che è definitivo, formato. Nessuna situazione appare come essa è, pensata per sempre, nessuna forma dichiara il suo “così e non diversamente”.

Gli spazi, porosi, permeabili e non necessariamente durevoli, e le competenze gravitanti attorno a essi, indispensabili per la loro genesi, costruzione e sopravvivenza, divengono strumenti abilitanti che permettono ai cittadini non solo di partecipare nell’economia della conoscenza, ma di trasformarla e contribuire alla sua perenne evoluzione.

Costruire diventa capacità indispensabile per creare spazio materiale, piattaforme per nuove collaborazioni, idee inedite, pratiche cooperative e sperimentazioni radicali, ma anche simbolo di un approccio alla complessità sociale che abbraccia e impara a governare l’ambiguità.

Futuro Plurale

Osservazioni tratte dal panel “Futuro Plurale” con Yodit Abraha, Nwares Ghouma, Lina Hissa, Elide Lattuca, Esperance Ripanti, Martino Lo Cascio

Costruire un futuro plurale significa impegnarsi in una ciclica messa in discussione della propria identità in relazione a quella degli altri, in una meticolosa ricerca, recensione e comprensione di nuove fonti di conoscenza emergenti; nel contribuire a dar forma a spazi e patrimoni intangibili frutto di contaminazioni culturali e collaborazioni intersettoriali, al confine tra innovazione e creatività.

La sfida che ci attende quando parliamo di immaginare e creare comunità future inclusive è quella di “rispondere all’altro a partire dal suo punto di vista” (Richard Sennett, Insieme, 2012), costruendo percorsi e luoghi dell’apprendimento comunitari capaci di abilitare la coesistenza di prospettive insolite e diverse.

Continueremo a esplorare e raccontare quanto emerso dal festival Nuove Pratiche 2019 nei prossimi blogpost.