Social Tech Lab

Il Social Tech Lab è un nuovo programma sviluppato da Nesta Italia con il supporto di Compagnia di San Paolo, che ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza, sviluppo e applicazione di soluzioni tecnologiche ad impatto sociale tra gli enti del terzo settore, le imprese e la popolazione locale. In questo articolo, vi raccontiamo come nasce il progetto e gli obiettivi per la prima fase che interessa il territorio di Torino e del Piemonte.

La collaborazione tra Fondazione Compagnia di San Paolo e Nesta Italia

Nata nel 2017 da una partnership tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e la fondazione britannica Nesta, Nesta Italia ambisce a rafforzare le reti nazionali ed europee di innovatori sociali ricercando, sviluppando e sperimentando metodologie di innovazione all’avanguardia per la risoluzione delle sfide sociali più incombenti. Le due organizzazioni hanno quindi sottoscritto a luglio 2017 un Memorandum of Understanding (MoU) che ha impegnato la Fondazione Compagnia di San Paolo a concedere uno start-up grant, volto a permettere a Nesta Italia di radicarsi a Torino e in Italia, in modo da mettere in funzione il valore aggiunto delle sue conoscenze, metodologie, reti euro-internazionali e capacità di attrarre risorse, oltre che di contribuire al miglior funzionamento dell’ecosistema dell’innovazione sociale della Torino metropolitana. 

Nesta Italia si posiziona come promotrice e sostenitrice di soluzioni nuove e innovative, e per l’applicazione di tecnologie emergenti per la risoluzione di problemi sociali espressi dalle comunità e trasformare il modo di fare innovazione sociale sul territorio.

Il modello di relazione strategica con Nesta Italia richiama i cantieri progettuali afferenti ai diversi Obiettivi della Fondazione Compagnia di San Paolo e potenzialmente alla Direzione Finanza, con il coordinamento della Missione Accelerare l’innovazione. Lo sforzo della Fondazione Compagnia di San Paolo è indirizzato inoltre verso azioni di accompagnamento e co-design volte a definire progettazioni di alto livello e a integrare il lavoro di Nesta Italia con quello degli attori territoriali e delle Istituzioni.

In questa cornice nasce il Social Tech Lab, un programma concepito all’interno dell’area Tech for Good di Nesta Italia, che promuove l’utilizzo di tecnologie digitali per lo sviluppo e la promozione di soluzioni alle sfide sociali del nostro tempo, che vengono individuate grazie all’utilizzo dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) definiti dalle Nazioni Unite (ONU), anche conosciuti come Agenda 2030. Questi rappresentano infatti un linguaggio riconosciuto a livello internazionale, essenziale per l’identificazione e la comunicazione di iniziative promettenti rispetto all’utilizzo della tecnologia digitale per uno sviluppo sostenibile.

Il Social Tech Lab ha quindi l’opportunità di promuovere e accelerare lo sviluppo e l’utilizzo di soluzioni Tech for Good in maniera sistemica e con interventi localizzati. Strutturato come programma duraturo nel tempo, il Social Tech Lab intende offrire una visione e una leadership nel settore, producendo informazione di qualità sulle tecnologie emergenti applicate al settore sociale, e intervenendo sul territorio con progetti concreti e di impatto per l’ecosistema di innovazione sociale e per la digitalizzazione del terzo settore in Italia.

La digitalizzazione del Terzo Settore: sfide e opportunità

Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 della Commissione Europea, l’Italia risulta in 25° posizione su 28 Stati membri dell’UE, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria, facendo emergere uno scenario sfavorevole sulle concrete prospettive di trasformazione digitale del nostro Paese. In particolare, secondo l’indicatore “Capitale umano”, i bassi livelli di competenze digitali di base e avanzate sono aggravati da un numero esiguo di specialisti e laureati nel settore ICT, altamente inferiore alla media UE, con ripercussioni negative sull’uso effettivo delle tecnologie*. La dimensione “Connettività” è invece in linea con la media dei paesi dell’Unione Europea. Questo significa che, mentre la situazione infrastrutturale sta migliorando, non vi sono ancora competenze pienamente soddisfacenti per l’utilizzo di applicazioni digitali.

Nel terzo settore, l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di COVID-19 ha accelerato alcuni processi di trasformazione digitale, mettendo in luce la necessità e l’opportunità di avviare una svolta concreta che sia in grado di innovare i modelli di servizio, nella salvaguardia della relazione e della prossimità. La sfida è far diventare questo processo un cambiamento permanente e di sistema, che dovrà passare attraverso un sistema rinnovato di formazione e di selezione del management e delle risorse umane basato sulle competenze specialistiche ICT; ciò è in linea con quanto descritto dal The Future of Jobs Report 2020 pubblicato dal World Economic Forum per sfruttare le nuove opportunità collegate al settore digitale.

Nondimeno, la capacità delle aziende globali di sfruttare il potenziale di crescita dell’adozione di nuova tecnologia «è ostacolata dalla carenza di competenze». I datori di lavoro intervistati attraverso il Future of Jobs Survey riferiscono che, in media, «offrono l’accesso alla riqualificazione e all’aggiornamento professionale al 62% della loro forza lavoro, ma entro il 2025 espanderanno tale offerta ad un ulteriore 11%»; tuttavia «l’impegno dei dipendenti in questi corsi è in ritardo»: solo il 42% dei dipendenti si avvale di opportunità di riqualificazione e upskilling.

Il digital divide, ovvero l’insieme delle limitazioni che divide la popolazione tra chi ha accesso a Internet e chi no, evidenzia una disuguaglianza sempre più ampia nell’accesso delle tecnologie. Da questa situazione deriva una grave discriminazione nella possibilità di esercitare i propri diritti, causando anche un divario socio-economico e culturale. Tuttavia, non si tratta solo di questo; se è vero che l’accesso alla tecnologia diventa esclusivo ed escludente, ugualmente crea disuguaglianza essere o meno abilitati all’uso della tecnologia stessa: in altre parole, possedere le competenze per utilizzarla.

Nel 2018 l’Osservatorio nazionale Isnet sulle imprese sociali di Bologna ha realizzato, in partnership con Banca Etica, l’approfondimento “Strumenti per lo sviluppo delle imprese sociali” con un focus sull’impresa sociale 4.0, per conoscere l’impatto delle nuove tecnologie sulle imprese sociali. I dati evidenziano l’importanza di accompagnare le imprese sociali su questi temi. Infatti, dei 10 aspetti considerati (robotica avanzata, nuovi materiali, sensoristica, intelligenza artificiale, stampa 3D, blockchain e moneta virtuale, self-driving vehicles – auto a guida autonoma, genetica e bioprinting, sharing economy, digitalizzazione dei processi), a esclusione della digitalizzazione dei processi, sono complessivamente il 37% gli intervistati con una scarsa consapevolezza degli strumenti a disposizione.

Le evidenze fornite dai dati delle analisi dimostrano pertanto il bisogno di avviare percorsi per colmare il divario cognitivo ancora presente nelle imprese sociali e nelle organizzazioni del terzo settore. Questo divario può essere colmato mettendo a disposizione un’offerta formativa e rendendo possibili pratiche esperienziali, anche originate dalla definizione di nuovi processi organizzativi

Grazie alle competenze acquisite, le persone sono abilitate a utilizzare meglio gli strumenti già presenti, rendono efficace l’integrazione di nuove applicazioni e possono generare trasformazione necessaria e positiva: in altre parole, possono diventare degli innovatori.

All’interno di questa visione, la Fondazione Compagnia di San Paolo e Nesta Italia svolgono una funzione parallela di innesco e connessione, avendo negli anni consolidato il proprio ruolo come centri di competenza e coesione che riescono a individuare i problemi territoriali  in una logica data-driven ed evidence based e a costruire opportunità coagulando gli sforzi di istituzioni e organizzazioni.

Il Social Tech Lab 

Il Social Tech Lab nasce quindi da un rilevato bisogno di innovare il settore sociale in Italia, sfruttando così al meglio le opportunità presentate dallo sviluppo e dalla diffusione delle tecnologie digitali. Oggi, Nesta Italia è un centro di competenze che si sta rivelando una componente importante dell’ecosistema torinese dell’innovazione per il bene comune, in grado di contribuire al suo consolidamento e al perseguimento degli obiettivi del Masterplan di Torino Social Impact, alleanza tra oltre 100 attori pubblici e privati, profit e nonprofit riuniti per rafforzare il sistema locale e qualificarlo come uno dei migliori a livello mondiale  per fare impresa e finanza di impatto. In questo quadro, il Social Tech Lab è un progetto complementare ad altre iniziative e inquadrato nella cornice strategica più ampia di Torino Social Impact. 

Gli obiettivi 

Come precisato, il Social Tech Lab vuole promuovere la conoscenza, lo sviluppo e l’applicazione di soluzioni tecnologiche di impatto sociale da parte degli enti del sistema territoriale, delle popolazioni locali, degli investitori e delle imprese, per accelerare il conseguimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. 

L’iniziativa si concentrerà in maniera particolare su quattro SDGs che verranno esaminati e approfonditi in una serie di report di ricerca:

  • SDG 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età;
  • SDG 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti;
  • SDG 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione completa, produttiva e dignitosa  per tutti;
  • SDG 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.

Per far sì che il Social Tech Lab faciliti e contribuisca a uno sviluppo più dinamico, efficace e sistemico del paradigma tech for good in Italia e in Europa, Nesta Italia ha individuato quattro obiettivi specifici all’interno dell’ecosistema dell’innovazione sociale a cui il progetto vuole rispondere:

  • Visione & leadership: il Social Tech Lab vuole fornire visione, direzione e informazioni chiare al settore dell’innovazione sociale per l’identificazione e la comprensione delle opportunità che le tecnologie emergenti presentano per il raggiungimento degli SDGs;
  • Formazione: l’iniziativa si pone come guida e supporto per le organizzazioni del terzo settore con lo scopo di aumentarne  l’impatto sociale attraverso  nuove soluzioni tecnologiche;
  • Finanziamenti: il Lab ambisce a fare da connessione tra gli innovatori che sviluppano soluzioni di tech for good e gli investitori che le vogliono supportare, così da facilitare la creazione di un ecosistema di innovazione virtuoso e da cui possano svilupparsi soluzioni innovative;
  • Sperimentazione: Nesta Italia vuole facilitare lo sviluppo iterativo di nuove idee e far sì che ciò avvenga a diretto contatto con l’utente finale, ponendosi come punto di riferimento per la sperimentazione di soluzioni tech for good.

Fasi di realizzazione e metodologia

La metodologia adottata per raggiungere gli obiettivi sopra specificati si divide in una serie di strumenti che verranno adottati in diverse fasi di realizzazione, quali: 

    • Ricerca: il Social Tech Lab condurrà ricerca facendo uso di metodologie come interviste e focus groups. Inoltre, pubblicherà una serie di report di ricerca sviluppati dal team di Nesta Italia in collaborazione con partner esperti di specifiche aree di interesse, con l’obiettivo di individuare le soluzioni tecnologiche emergenti in grado di affrontare le sfide sociali ed avanzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile;
  • Divulgazione: è stato lanciato un sito web del Social Tech Lab per facilitare la consultazione dei contenuti della ricerca, per sensibilizzare e informare la collettività riguardo i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e le principali tecnologie emergenti;
  • Formazione: Nesta Italia ospiterà una serie di workshops rivolti agli operatori di organizzazioni impegnate nel sociale, che verranno poi supportati da toolkit pratici per l’adozione di metodologie Tech for Good nel loro lavoro, così da formare gli operatori del Terzo Settore all’utilizzo di tecnologie emergenti, aumentando l’efficienza e l’impatto delle loro azioni;

Crowdsourcing: verranno condotte diverse attività di crowdsourcing, sia online e che offline, sfruttando l’Intelligenza Collettiva per identificare le sfide sociali considerate di maggiore impatto dalle comunità di riferimento. La voce delle cittadine e dei cittadini al Social

  • Tech Lab è infatti essenziale per assicurare la rilevanza delle iniziative per il territorio e i suoi abitanti;
  • Challenge Prize: per trovare e supportare soluzioni tecnologiche innovative, il Social Tech Lab farà uso di Challenge Prize, uno strumento di innovazione mirato alla risoluzione di una sfida sociale specifica tramite le tecnologie emergenti, con criteri chiari ed efficaci per stimolare i team e le idee più promettenti;
  • Capacity Building: per aiutare gli innovatori identificati tramite il Challenge Prize a lanciare le soluzioni proposte, verranno condotte attività di training, coaching, accelerazione e connessione che, nel lungo periodo, saranno volte alla costruzione di una community di innovatori che si sviluppi poi nel tempo indipendentemente.

Lo sviluppo di un ecosistema d’innovazione orientato all’impatto e alla scalabilità è infatti perfettamente coerente con il paradigma tech for good indicato dalla Commissione Europea, che lo individua come una delle dinamiche chiave in grado di portare un cambiamento strutturale al modello di crescita e alla qualità socio-ambientale della produttività, orientando l’innovazione verso la creazione di valore sociale

Il Social Tech Lab pubblicherà a febbraio 2021 il primo report di ricerca che esaminerà sei tecnologie emergenti: (1) Intelligenza Artificiale, (2) Internet of Things e 5G, (3) Stampa 3D, (4) Realtà Virtuale e Aumentata, (5) Robotica, (6) Blockchain, posizionandole all’interno della cornice dell’Agenda 2030.

Per saperne di più e ricevere aggiornamenti sulla pubblicazione del primo report di ricerca, visita il sito web del Social Tech Lab.

 

*Considerando la composizione dell’indice DESI, la dimensione “Capitale umano”, ovvero quella che riguarda le competenze digitali, ottiene un punteggio molto basso, tanto da portare l’Italia a collocarsi all’ultimo posto nell’UE. Infatti, dai dati riferiti al 2019, solo il 42% delle persone (tra i 16 e i 74 anni) possiede almeno competenze digitali di base (58% in Ue, 70% Germania); la percentuale di specialisti ICT occupati è solo del 2,8% (3,9% in Ue e in Germania); solo l’1% dei laureati italiani è in possesso di una laurea in discipline ICT, il dato più basso nell’UE (3,6% in UE, 4,7% in Germania).