Tecnologia a Scuola: da oggi si fa sul serio

Rivoluzione digitale, rinascimento digitale, intelligenza artificiale nell’educazione: la Scuola Italiana si stava preparando, molti i progetti, le sperimentazioni, le evoluzioni che il mondo dell’istruzione ha  messo in campo negli ultimi anni. Il banco di prova però è arrivato più in fretta del previsto e oggi non c’è più tempo.

Ci si risveglia improvvisamente in una scuola chiamata  con urgenza a rinnovarsi e a trovare tutte le forme possibili per non lasciare indietro tre milioni di studenti e le loro famiglie. 

In questi anni la concezione sociale dei sistemi educativi in Italia è  maturata, i bisogni degli individui nella società e la società stessa si sono evoluti. 

L’istruzione oggi è sia un modo per guidare gli studenti a soddisfare i bisogni della società, sia uno strumento con cui possono ottenere il potere di soddisfare al meglio i propri bisogni. 

Ma la scuola è anche percepita in termini emotivi come un luogo cruciale per essere ispirati e innamorarsi dell’apprendimento, un elemento essenziale in un mondo che richiede un adattamento sempre più costante e di continuare ad  imparare durante tutto l’arco della vita.

Un processo che è oggi fondamentale per almeno tre motivi: 

  • Economico, perché l’aggiornamento e la specializzazione durante il percorso professionale permette sia di migliorare costantemente, sia di restare al passo con le esigenze del mondo del lavoro in rapida evoluzione; 
  • Civico, per avere maggiore consapevolezza del contesto socio-politico in cui si vive e orientarsi nel mondo dell’informazione, sempre più frammentato;
  • Personale, perché dedicarsi all’apprendimento di qualcosa di nuovo è una sfida personale, che ci permette di crescere e anche relazionarci in modi sempre diversi con gli altri. 

Oggi cosa avremmo fatto senza la tecnologia a servizio della Scuola? 

L’abbiamo chiesto alla Prof.ssa Gaia Elena Berto Docente di Scienze Naturali presso una scuola secondaria di secondo grado di Torino (Liceo Scientifico, Classico e Linguistico). 

“Oggi abbiamo la dimostrazione pratica di come la tecnologia ci può aiutare nella didattica e questo momento storico sta diventando una buona palestra. Noi docenti in questi giorni ci siamo preparati e abbiamo fatto un rapido corso online per utilizzare una piattaforma per fare riunioni virtuali, che applicheremo per fare lezione, dove è possibile interagire facendo scrivere agli studenti attraverso delle lavagne condivise. Da lunedì faremo lezione così, programmando dei meeting alunni-docenti nell’ora di lezione prestabilita, segnando anche gli studenti assenti”.

Questa tecnologia può essere scaricata sul cellulare e consente anche a chi non ha una connessione internet a casa di potersi collegare, dato che tutti gli studenti hanno oramai uno smart phone. I docenti inoltre possono scegliere di inviare del materiale di approfondimento sulla mail, far vedere dei video e  poi valutare gli studenti.

Tutta questa organizzazione necessita chiaramente di una guida e il Preside in questione ha richiesto ad ogni docente di stilare la propria programmazione con gli strumenti tecnologici che ha intenzione di usare, in linea con i programmi didattici. C’è molta curiosità di fronte a questa nuova frontiera dell’ andare a scuola e il fermento sta aiutando a non scoraggiarsi.

Cosa avremo imparato?

Alla fine di questa emergenza sarà stata imparata una nuova modalità di fare scuola – sostiene la Prof.ssa e aggiunge – Con questa esperienza siamo chiamati a ridefinire le nostre giornate, a doverci ritagliare del tempo e ad organizzarci autonomamente. Questo aspetto è certamente più complesso nella scuola primaria e secondaria di primo grado, ma è un ulteriore elemento positivo per sviluppare competenze quali spirito di iniziativa e imprenditorialità, che comunque la scuola dovrebbe supportare.

Sicuramente mancherà lo spazio reale dove scambiare emozioni e relazioni che solo nella scuola fisica sono presenti ma il messaggio che la Scuola c’è, anche in un altro modo, è positivo perché  la fa sentire ancora un luogo di partecipazione attiva. 

Riflessioni per l’uso della tecnologia a scuola

Per essere preparati ad affrontare al meglio l’uso massivo nel presente prossimo della tecnologia a scuola, sorge spontaneo definire chi fa cosa e come la tecnologia ci può effettivamente supportare perché impareggiabile. 

Le aree in cui le macchine sono migliori degli esseri umani sono generalmente riferite a: 

    • Attività ripetitive / predittive.
    • Compiti che dipendono dalla potenza computazionale.
    • Classificazione di enormi quantità di dati e input.
    • Assunzione di decisioni basate su regole concrete.

Le aree principali in cui gli umani sono migliori delle macchine sono: 

    • Vivere emozioni autentiche e costruire relazioni.
    • Formulare domande e spiegazioni su più scale e fonti.
    • Decidere come utilizzare le risorse e sviluppare delle dimensioni strategiche (incluso quali compiti dovrebbero svolgere le macchine e quali dati fornire loro).

Chiarito ciò e consapevoli dei limiti e delle potenzialità, siamo chiamati a sviluppare nuove concezioni della tecnologia a scuola ed elaborare immediatamente definizioni etiche dei suoi usi, senza lasciare nulla al caso. Questo compito non è banale e richiede il coinvolgimento di una vasta gamma di portatori di interesse (dagli studenti ai filosofi, dagli insegnanti ai politici, dai genitori agli sviluppatori).

Chi è in prima linea (insegnanti, responsabili delle politiche educative e scienziati) è chiamato a comprendere le questioni chiave sollevate dall’era in cui stiamo vivendo, ad esempio per quanto riguarda la raccolta dati, la scelta di quali raccogliere e quali ignorare, la loro proprietà e la tutela della privacy.

Dobbiamo anche capire se gli approcci computazionali, come ad esempio i quiz somministrati sui tablet applicati per valutare gli studenti, sono adeguati (quali decisioni vengono prese, quali pregiudizi si insinuano e come possiamo garantire che le decisioni  siano corrette e trasparenti). 

Per un’etica dell’educazione

Come suggerito da Wayne Holmes nel libro  “Artificial intelligence in education” dobbiamo quindi avere una conoscenza approfondita dell’etica dell’educazione, dell’insegnamento e dell’apprendimento (l’etica di particolari approcci, delle scelte curricolari, un’attenzione alle medie scolastiche, all’allocazione dei fondi disponibili e molto altro ancora).

Dobbiamo essere preparati a rispondere agli effetti provocati dall’incontro di dati, calcoli e pratiche educative poiché, malgrado tutto, l’intelligenza artificiale verrà sempre più utilizzata nei contesti dell’istruzione. Possiamo lasciare ai tecnici, informatici, ingegneri e alle grandi aziende della tecnologia decidere come sviluppare l’intelligenza artificiale nell’istruzione oppure impegnarci da subito in un dialogo produttivo, che tenga conto delle prime risposte provenienti da  lunedì 9 marzo 2020 in cui si farà didattica virtuale in Italia. 

Il mondo dell’educazione è chiamato ad adottare una posizione critica, frutto delle esperienze che vivremo, per contribuire a garantire che l’introduzione della tecnologia nell’istruzione raggiunga il suo potenziale e abbia esiti positivi per tutti. Buona lezione!