The Future of European Social Innovation

The Future of European Social Innovation

Torino accoglie i semifinalisti della European Social Innovation Competition 2019

In che modo l’innovazione sociale può elaborare soluzioni concrete alle sfide sociali dell’Europa? E’ possibile trasformare gli ecosistemi locali nei nodi di una più ampia rete, grazie a partnership e collaborazioni?

A questi interrogativi abbiamo provato a dare una risposta durante The Future of European Social Innovation, evento organizzato insieme alla nostra casa madre britannica Nesta, alla Commissione Europea, a UniCredit e a  Torino Social Impact, in occasione della 7^ edizione della European Social Innovation Competition

Per il 2019, Torino ha ospitato nei giorni tra il 16 e il 18 luglio la Academy cui hanno preso parte i 30 progetti semifinalisti della challenge, scelti tra i migliori giovani innovatori sociali nel panorama europeo. Questo contesto ha quindi posto le basi per un pomeriggio di dibattito e talk sullo stato attuale e sul futuro dell’innovazione sociale in Europa.

Dopo la presentazione dei progetti a cura dei semifinalisti della Academy, ospitata negli spazi esterni de Le Musichall, abbiamo avviato i lavori nella sala del teatro.

Geoff Mulgan, CEO Nesta, ha inaugurato il dibattito sottolineando il ruolo dell’innovazione sociale nel creare un ponte tra i poteri istituzionali e i cittadini.

Torino capitale europea dell’innovazione sociale?

Il primo panel, Social Innovation: Torino showcase, è stato dedicato all’analisi dei fattori che stanno contribuendo al posizionamento di Torino quale possibile prima capitale europea dell’innovazione sociale. Moderato da Marco Zappalorto, CEO Nesta Italia, il panel ha visto la partecipazione di Paola Pisano (Assessore per l’Innovazione, Città di Torino), Alberto Anfossi (Segretario Generale, Compagnia di San Paolo), Matteo Pessione (COO OGR, Venture Philantropy Manager Fondazione CRT), Andrea Silvestri (CEO, Fondazione CRC).

La presenza di rappresentanti sia del pubblico, che del privato, ha messo in evidenza la necessaria sinergia tra i due settori per far fronte alle esigenze dei cittadini. Le diverse esperienze presentate dai relatori hanno posto l’attenzione sugli elementi peculiari del sistema torinese: da Torino City Lab – laboratorio cittadino che promuove l’accessibilità a risorse e reti per lo sviluppo di soluzioni per le sfide locali – a OGR, caso-studio sul tema delle partnership internazionali strategiche, grazie alla recente creazione di OGR Tech, un hub dedicato alla ricerca scientifica, tecnologica e industriale.

A questo scenario si aggiungono gli interventi fondamentali delle fondazioni di origine bancaria, come il contributo storico di Compagnia di San Paolo per la realtà di Torino a sostegno di impresa e cultura e la promozione di sperimentazioni in realtà locali più piccole, come dimostra la progettualità di Fondazione CRC nel cuneese: nelle aree sempre più soggette a spopolamento, sostenere idee creative e coraggiose può fare la differenza per riattivare circuiti economici e culturali.

Finanza, tecnologia e politiche per il futuro dell’innovazione sociale

Il secondo panel, The future of European Social Innovation: scale, growth and responsiveness, ha spostato il dibattito in uno scenario più ampio, per esaminare gli apporti che determineranno la crescita di politiche e progettualità ad impatto sociale.

Moderato da Geoff Mulgan, ha visto i contributi di Laura Penna (Deputy Head Social Impact Bank, UniCredit), Mark Nicklas (Head of Innovation Unit and Investments for growth, Commissione Europea), Nora van der Linden (Direttore e Consulente per l’Innovazione Sociale, Kennisland), Mario Calderini (Professore Innovazione Sociale, School of Management – Politecnico di Milano).

Il quadro emerso in questa seconda parte della serata ha visto nell’accesso alle risorse finanziarie e nelle politiche europee i pilastri sui quali fondare un ecosistema di progettualità a lungo termine. A questo proposito, è stato ribadito il valore della misurazione dell’impatto quale strumento di valore anzitutto per gli innovatori, che permette a organizzazioni e iniziative di calibrare il proprio intervento e soprattutto di aumentare la scala dell’impatto auspicato. Misurazione che, tuttavia, non può non tenere conto degli aspetti strettamente legati alla dimensione umana e sociale dell’innovazione, una sfumatura importante che ha impegnato i relatori nel momento del Q&A con il pubblico nel tentativo di rispondere alla domanda “E’ possibile misurare la felicità?”.

Cittadinanza attiva e iniziative dal basso: l’esempio di Atene

A chiusura del talk è intervenuta Amalia Zepou (Vice Mayor for Civil Society and Innovation, Città di Atene) per testimoniare cosa vuol dire, in concreto, innovazione sociale.

Nel caso di Atene, l’innovazione ha fornito soluzioni attuabili per le esigenze della cittadinanza: negli anni difficili della crisi economica, il proliferare di iniziative dal basso ha sopperito la scarsità di servizi dovuta ai tagli sempre più consistenti imposti dall’amministrazione pubblica. Innovazione sociale, ha sottolineato Zepou, vuol dire dare voce ai cittadini e al loro impegno nella sfera sociale; per questo, le amministrazioni hanno il dovere di dotare le comunità dei mezzi e degli strumenti per sostenere progetti e iniziative che possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita urbana.

“Fare di più con meno”: il caso di Atene dimostra che la carenza di risorse può trasformarsi in motore propulsore di nuove idee e modi di immaginare soluzioni efficaci per comunità sostenibili. E’ questa, in essenza, la sfida dell’innovazione sociale.